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Parco nazionale senza barare
Intervista a Corinne Costa, responsabile di Pro Natura svizzera
di Teresio Valsesia

I progetti per un nuovo parco nazionale sono sei: tre nel Vallese, uno nel Locarnese, uno nel Canton Uri e uno compreso fra la valle di Blenio e i Grigioni. A tenere le redini di questa difficile operazione e' Corinne Costa, direttrice romanda di Pro Natura svizzera, l'associazione che ha lanciato l'idea di un nuovo parco nazionale.
"Il dado e' tratto, ma non sappiamo quale sara' il risultato finale", precisa subito Corinne Costa.
"Un parco soltanto?, O due? O magari nemmeno uno! Una cosa e' certa: la decisione deve essere assunta dalla gente, non dagli "specialisti".
Insomma, il nuovo parco nazionale deve nascere e crescere con il consenso della popolazione che vive nel parco".
Dunque, nessuna imposizione dall'alto.
"Ma per decidere e' necessario conoscere", aggiunge Corinne Costa. "E sul tavolo della discussione bisogna gettare le carte con chiarezza, senza barare. Comprendo che la parola "parco" puo' incutere di per se' qualche timore. Per alcuni infatti e' sinonimo di "museo", di divieti, di penalizzazioni, di spazi scippati alla liberta' di fruizione. Ma Pro Natura ha voluto essere chiara sin dall'inizio e non si e' nascosta dietro il paravento di qualche altro marchio piu' "neutro". D'altra parte in tutto il mondo si parla di parchi. E questa parola, soprattutto oggi, contiene una grossa capacita' di attrazione turistica".
Pro Natura e' nata nel 1909 proprio con lo scopo di sostenere il primo e unico parco nazionale svizzero. Qual e' la genesi di questa nuova idea?
"La proposta e' nata dalla gente che opera sul territorio. Parecchi nostri soci ci hanno spinti a lanciare il sasso nello stagno. Questo e' il nostro ruolo storico. Abbiamo inoltre voluto dare un "input" all'indirizzo dell'autorita' federale per colmare il buco legislativo esistente in questo settore. Il nostro compito e' quello di proporre nuove idee, nuovi impulsi.
Abbiamo la forza e la liberta' di farlo. Comunque vada a finire, questo dibattito ormai avviato in tutto il Paese, servira' sicuramente ad accrescere l'interesse per la natura e a formare delle nuove coscienze rispettose dell'ambiente".
Pro Natura cura e sussidia circa cinquecento riserve di varia dimensione in tutta la Svizzera. Talvolta sono solo dei "fazzoletti" protetti, che richiedono aiuti finanziari a pioggia. Poi si e' incominciato a pensare a un pacchetto di otto parchi: tanti sono infatti, in Svizzera, gli ecosistemi.
"Ma questo sarebbe stato un approccio essenzialmente scientifico e teorico.
Con tutto rispetto per la scienza, abbiamo invece privilegiato la spontaneita' delle proposte che sono venute dal territorio. In alcuni casi la richiesta non e' emersa dagli ambientalisti ma dalle autorita' comunali che si sono poste una riflessione molto semplice: "Abbiamo un patrimonio ambientale da valorizzare: quale sviluppo intendiamo prevedere per il futuro? Il parco nazionale e' un'opportunita' da non scartare a priori.
Dobbiamo mettere sulla bilancia vantaggi e svantaggi". Questo mi sembra un modo di procedere molto intelligente. Soprattutto se fatto dai politici.
Naturalmente - dopo la fase preliminare di studio - va coinvolta tutta la popolazione".


"La gente potra' contare su spiegazioni serie e complete"

Di fronte alla prospettiva di un nuovo parco nazionale molta gente resta scettica e chiede giustamente delle spiegazioni.
"Le avra'. Ma in modo serio e completo. Non sono discorsi da fare a livello di bar poiche' implicano temi molto complessi, di carattere ambientale, economico e sociale. Ciascuna delle sei regioni che si sono annunciate ha
le proprie caratteristiche territoriali e culturali. Le proprie esigenze e il proprio modo di pensare. Noi puntiamo sulla creativita'. Non c'e' fretta.
Si proceda pure a piccoli passi, con verifiche costanti e magari anche con qualche momento di pausa. Il parco non puo' essere confezionato come un pacco postale. Deve maturare solidamente nella coscienza di tutti.
L'importante e' superare difficolta' e paure contrapponendo soluzioni concrete e vantaggiose non solo per l'ambiente ma anche per la gente che abita nelle valli. Il nostro futuro parco nazionale non potra' godere infatti di grandi spazi selvaggi come altre aree analoghe nel mondo o anche solo come la vicina Val Grande, in Italia. Dovra' invece fare i conti con la popolazione".
Pro Natura ha assicurato l'assegnazione di un milione di franchi per l'avvio del progetto che verra' prescelto ponendo nel contempo dei "paletti", ossia dei criteri di base da tenere in considerazione. In particolare dovra' essere assicurata l'evoluzione libera e spontanea alla
natura nel nucleo centrale del futuro parco. Le escursioni sono comunque ammesse lungo gli itinerari contrassegnati.
Nel resto del parco invece le attivita' e gli interventi dell'uomo non sono vietate ma evidentemente non devono compromettere la protezione ambientale.
Caccia e pesca sono in genere permesse e la raccolta di piante e funghi regolamentata.
"Non c'e' dubbio che si tratta di un concetto nuovo, ma comunque molto meno vincolante rispetto al parco nazionale esistente. E' importante considerare la natura non come un sottoprodotto da utilizzare senza regole, ma come risorsa che appartiene a tutti, che dobbiamo conservare e valorizzare correttamente, dividendola con i turisti. In questo modo il territorio verra' conservato anche per le generazioni future. La domanda che ciascuno dovrebbe porsi e' duplice: cosa posso dare e cosa voglio dare in questa prospettiva?".
Alla fine, a decidere sara' naturalmente la Confederazione, forse anche in base a un'apposita legislazione che potrebbe essere elaborata entro alcuni mesi.
Intanto la Regione del Locarnese e Vallemaggia sta elaborando un pre-studio coordinato dal prof. Vasco Gamboni che sta anche procedendo a una fitta consultazione con tutti gli enti interessati. Piu' che mai, "affaire a' suivre".

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