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cavatappi... che passione
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Museo regionale delle Centovalli - dall'8 settembre al 27 ottobre 2002

L'origine del cavatappi, un oggetto solo in apparenza semplice, è strettamente legata all'introduzione della bottiglia in vetro: usata quale recipiente per la conservazione della birra, del sidro e solo più tardi del vino, è apparsa per la prima volta in Inghilterra nella seconda metà del diciassettesimo secolo. Il problema di un congegno per sturare le bottiglie si è posto quando il turacciolo in sughero di forma conica, facilmente estraibile manualmente poiché sporgente, è stato sostituito da quello di forma cilindrica che assicurava una migliore chiusura e quindi una migliore conservazione del prodotto contenuto nella bottiglia.

Secondo le ipotesi più attendibili degli esperti in materia, e come spesso succede, anziché creare uno strumento di nuova concezione, si è provveduto ad adeguare allo scopo un analogo oggetto già esistente: sembra infatti che la concezione del cavatappi classico cosi come lo conosciamo ancora ai nostri giorni, sia venuta dalla trasformazione di un congegno simile che serviva per rimuovere le pallottole dalle armi ad avancarica.

I primi esemplari, di tipo semplice pur con variazioni tra le più disparate, venivano costruiti manualmente da abili artigiani dell'epoca ed è a partire dalla seconda metà del Settecento, con l'avvento delle macchine utensili per la lavorazione dei metalli che appaiono i primi esemplari muniti di meccanismi diversi per facilitare l'estrazione del tappo. Il sistema più elementare consisteva nei cosiddetti "tire-bouchon à cage" di produzione francese che applicava al cavatappi classico una campana in metallo che esercitava sul collo della bottiglia una pressione contraria. Nel 1795, il reverendo Samuel Henshall brevettò l'applicazione, tra il verme ed il perno del cavatappi, di un anello che andando a poggiare sul tappo imprimeva una rotazione e rendeva più facile l'estrazione. In Germania, prevalse un sistema a molla che poggiando sul collo della bottiglia, aumentava la pressione contraria man mano che il verme entrava nel tappo.

Ma il sistema più rivoluzionario, che darà origine al cavatappi moderno, è dovuto al brevetto Thomason del 1805, nel quale appare per la prima volta una vite applicata a cremagliera sul perno del cavatappi stesso.

In seguito, vennero ad aggiungersi altri accorgimenti che sfruttavano il principio della leva, a uno o due bracci, oppure, come in Italia dove prevalse un sistema cosiddetto "a macinino" che prevedeva l'applicazione di una manovella laterale.

Risolta per cosi dire la funzione primaria del cavatappi, numerosi artigiani si sbizzarrirono nella creazione e nella decorazione di una serie impressionante di varianti che, oggi in particolare, ne fanno la gioia dei collezionisti: oltre ai cavatappi in metallo o altre leghe dalle forme più stravaganti, troviamo pure rari esemplari finemente lavorati, in oro e argento, oppure decorati con ceramiche e pietre preziose.

Un posto particolare nei poco più di tre secoli di storia del cavatappi, meritano i "rubinetti da champagne", apparsi nei primi anni del 1800: una specie di cavaturaccioli forato e munito di un piccolo rubinetto che introdotto nella bottiglia attraverso il turacciolo permetteva di spillare il contenuto a piacimento.

Pure molto importante anche se quasi ignorata dai più in quanto riservata agli specialisti, la produzione di speciali cavatappi di dimensioni ridotte che servivano in passato per aprire le boccette dei profumi o dei medicinali.

Sul finire del secolo scorso, con l'affermarsi della rivoluzione industriale, presero piede i cavatappi pubblicitari, che trovarono la loro maggiore diffusione attraverso il modello "da cameriere" largamente impiegato ancora ai nostri giorni.

E l'arte della costruzione dei cavatappi non si è fermata al passato, ma continua il suo cammino evolutivo in ossequio al vivere moderno proponendo nuovi e a volte rivoluzionari accorgimenti per risolvere un elementare problema: quello di stappare una bottiglia!

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Foto: Alberto Flammer, Verscio

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