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Museo: animazioni e caccia al tesoro

Storie dal vecchio baule…

 

Un vecchio baule nel quale sono inseriti 7 oggetti diversi, ognuno dei quali rappresenta il punto di partenza per una ricerca più ampia all’interno del Museo…

1.    Il registro dei terrieri di Camedo: riflessione sui nomi e sulle famiglie

2.    Un pedü (peduli): la confezione dei peduli

3.    Ghiga, il brigante: recita con i diversi personaggi

4.    La raspa: gli spazzacamini attraverso la storia di Gottardo Cavalli

5.    I Ponti della Güra: la fotografia e gli apparecchi di Angelo Monotti

6.    Carbone: il carbone di legna e la sua preparazione

7.    Tostíno da caffè: la preparazione del caffè e il suo impiego

SalaBambini

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Salve amici,
oggi andremo a rovistare in un vecchio baule pieno di oggetti che si trova nella sala dedicata ai bambini, quindi a voi, e questi oggetti ci racconteranno le loro storie. Ci sarà da divertirsi, vedrete.

Il primo oggetto è un vecchio documento, vecchio ma proprio vecchio. quando non c'era ancora la macchina da scrivere e men che meno l'internet e tutto si scriveva a mano.
Poi passiamo ai peduli. ma cosa sono i peduli, che si pronuncia pedùli e non péduli ? Una specie di scarpa in stoffa che la gente, solitamente le donne, si confezionava da sé durante le lunghe serate invernali.
Sempre rovistando nel baule troveremo la storia del Ghiga, il brigante di Camedo; una storia da brivido che potrete recitare come a teatro interpretando i diversi personaggi.
Un'altra storia, un po' più triste, vi avvicinerà al mondo degli spazzacamini e soprattutto dei bambini che già in tenera età erano costretti a partire per pulire i camini.
Con la fotografia dei ponti della "Güra" - distrutti da una frana nel 1966 e sui quali passava la vecchia strada da Cavigliano - avremo modo di scoprire il fotografo Angelo Monotti, uno dei primi fotografi del Ticino.
Troveremo anche un sacchetto con il carbone, preparato al parco dei Mulini di Lionza nell'estate del 2002, proprio come si faceva una volta.
E per terminare parleremo di caffè e potrete andare alla ricerca di tutti gli utensili che servivano per preparare questa importante bevanda.

Forza allora, vi aspettiamo al Museo per scoprire tante storie della vita di un tempo. A presto.

Il vostro amico
SerGatto

SCHEDA 1 - Terrieri di Camedo, documento del 23 dicembre 1899
Il documento è significativo per la ricorrenza dei nomi propri di persona tra i quali emerge il nome “Giuseppe” che figura ben 7 volte tra i presenti, 5 dei quali portano inoltre il medesimo cognome “Giuseppe Manfrina” pur avendo la paternità diversa.


SCHEDA 2 - La confezione manuale dei peduli

In passato, i peduli costituivano l’unico tipo di calzatura in alternativa agli zoccoli in legno se non addirittura al semplice camminare a piedi scalzi.
La loro confezione era affidata principalmente alle donne che utilizzavano unicamente resti di stoffe quali abiti smessi, uniformi o altro; il filo per cucire la suola si otteneva dalla canapa dalla quale si ricavavano cordicelle molto resistenti.

Ad Intragna, fino al 1962 era in funzione un piccolo laboratorio per la fabbricazione dei peduli che dava lavoro a diverse persone della zona; i diversi macchinari e utensili sono stati donati al Museo dalla famiglia di Fermo Maggetti.

SCHEDA 3 - Ghiga, il brigante di Camedo
Vedi pagina seguente

SCHEDA 4 - Raspa da spazzacamino

Vedi pagine seguenti


SCHEDA 5 - Fotografia di Angelo Monotti

Il tratto di strada carrozzabile da Cavigliano ad Intragna attraverso la Güra venne inaugurato nell'agosto del 1894.

Uno scoscendimento avvenuto nel 1966 determinò la chiusura definitiva di questo tratto, con il conseguente smantellamento del ponte in ferro e la costruzione del nuovo viadotto a valle del ponte ferroviario.

L’attività si ricollega alla sala degli apparecchi fotografici di Angelo Monotti che fu tra i pionieri della fotografia in Ticino ed uno dei primi ad eseguire fotografie in esterno.

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SCHEDA 6 - Carbone di legna

Il Parco dei mulini, situato tra Borgnone e Lionza, ha riproposto nell’estate 2002 un

avvenimento di altri tempi: la fabbricazione del carbone secondo i metodi tradizionali.

Organizzata dal Museo regionale, la dimostrazione si è svolta sull’arco di una settimana, tra il 9 e il 15 giugno, ed è stata eseguita da una squadra di carbonai provenienti da Azzone, in provincia di Bergamo.

Si è voluto ripresentare un mestiere - quello del carbonaio - che anche alle nostre latitudini è stato ampiamente praticato fino alla fine della seconda guerra mondiale e che faceva capo soprattutto a manodopera proveniente dall’Italia, in particolare dalla Bergamasca.


SCHEDA 7 - Tostino da caffè

Le prime notizie sulla pianta del caffè giungono in Europa dal mondo arabo sul finire del 16° secolo e si diffondono poi via via nel continente.

Alle nostre latitudini, i primi carichi di caffè arrivano solo negli ultimi anni del Settecento, epoca in cui la merce è ancora a molti sconosciuta.

Acquistati crudi, i chicchi venivano tostati in casa, sul fuoco, con l’apposito strumento di forma cilindrica e in seguito macinati.

In passato la bevanda veniva preparata facendo bollire l’acqua con un po’ di caffè macinato.

Solitamente l’operazione era effettuata al mattino e all’occorrenza il caffè così ottenuto veniva riscaldato nel corso della giornata; la miscela poteva venir utilizzata anche per una settimana intera, con l’eventuale aggiunta di un ulteriore pizzico di caffè.


Tempo di esecuzione: da 1 a 2 ore

MIGROS percento culturale
MIGROS percento culturale

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