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MUSEO - Ghiga, il brigante di Camedo

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Ghiga, il brigante di Camedo

 

Ghiga, il brigante di Camedo
A Ovest del paese di Camedo, in fondo alla valle Ribellasca, al confine con l'Italia, esiste tuttora una grotta chiamata “Balm du Ghiga”. Essa è situata sul fianco di un burrone, difficilmente accessibile.

Venne abitata, circa duecento anni fa, da un temuto brigante quale sicuro rifugio.

Il Ghiga, questo era il suo nome, esercitava le sue imprese in paese e in quelli vicini. Svaligiava i viandanti dopo averli sorpresi sulla mulattiera che dal confine italiano saliva a Borgnone.

- Mani in alto! O la borsa o la vita! Consegnatemi cesto, gioielli, borsellini.

I viandanti sorpresi, impauriti dall’apparire improvviso del Ghiga consegnavano tutto quello che avevano e se la davano a gambe.

Rubava ai contadini bestiame, denaro e altro ancora. Si nutriva soprattutto di polli e uova facendo razzie nei pollai.

Guai a coloro che si fossero opposti perché avrebbe risposto con le armi. Aveva sempre di che mangiare e bere abbondantemente, lassù, rintanato nel suo inaccessibile covo.

In paese chiudevano porte, finestre, portoni e addirittura si costruivano dei muri per proteggere i pollai. Niente da fare: avevano a che fare con una persona decisa a tutto pur di non guadagnarsi il pane onestamente.

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Ghiga, il brigante di Camedo

 

VOCE

A Ovest del paese di Camedo, in fondo alla valle Ribellasca, esiste tuttora una grotta chiamata “Balm du Ghiga”. Essa è situata sul fianco di un burrone, difficilmente accessibile. Venne abitata, circa duecento anni fa, da un temuto brigante quale sicuro rifugio.

Il Ghiga, questo era il suo nome, esercitava le sue imprese in paese e in quelli vicini. Svaligiava i viandanti dopo averli sorpresi sulla mulattiera che dal confine italiano saliva a Borgnone.

- Mani in alto! O la borsa o la vita! Consegnatemi cesto, gioielli, borsellini.

I viandanti sorpresi, impauriti dall’apparire improvviso del Ghiga consegnavano tutto quello che avevano e se la davano a gambe.

Diverse persone in paese si lamentavano, tanto che fuori dalla casa del sindaco c’era sempre la coda. La signora Palmira non ne poteva più:

 

PALMIRA

Non mi è restata neanche una gallina! Mi dà lei le uova per nutrire mio figlio?

 

PIPA

In paese non ne possiamo più di questo Ghiga, facciamo qualcosa! a me ha rubato il mio maialino che era già grosso così e pronto per la mazza!

 

SINDACO

Qui bisogna veramente darsi da fare. Questo Ghiga ha passato ogni limite!

 

VOCE

Il sindaco organizzò una riunione con alcuni uomini e donne che in paese erano i più coraggiosi e anche i più furbi. Pensarono a lungo e alla fine decisero di organizzare una cena alla quale invitare il Ghiga.

Si stabilì di mangiare “pulenta cunscia” ossia polenta condita con burro e formaggio e bere il gustoso “Vin di Scigulitt”.

 

SINDACO

Nel locale saranno appostati tre poliziotti che a un dato segnale balzeranno fuori e arresteranno il Ghiga. “Pedro! Ci pensi tu a invitare il Ghiga, d’accordo? Mi pare che di te si fidi di più che di noi.

 

PEDRO

Va bene, però non fategli del male, in fondo non ha mai ammazzato nessuno!

 

VOCE

Pedro partì in direzione della grotta, arrivò al lavatoio dove passava la mulattiera e dove tante volte il Ghiga aveva svaligiato i viandanti, scese il ripido sentiero e arrivò al mulino abbandonato e attraversò un pericoloso torrente, proseguì e poco dopo vide la grotta del Ghiga.

 

PEDRO

Ghiga! Ghiga! Sono io, il Pedro.

 

VOCE

Abilmente Pedro lo lusingò, gli raccontò l’ammirazione degli abitanti del paese per le sue gesta:

 

PEDRO

“Tu forse pensi che in paese non ti vogliono vedere? Ti sbagli!

Loro ammirano le tue gesta e se ne vantano con quelli di Palagnedra.!

E quelli di Palagnedra sono gelosi.”

 

VOCE

Il Ghiga ascoltava interessato quei discorsi e cominciava a pensare che era vero…

 

PEDRO

E poi sei sempre solo, da quanto tempo non fai più una bella cantata in compagnia?

 

VOCE

All’inizio il Ghiga era un po’ diffidente e non voleva venire ma poi, sentendo parlare di “pulenta cunscia”, di “Vin di Scigulitt” e di una bella cantata si lasciò convincere.

 

GHIGA

Così potrete dire a quelli di Palagnedra di aver mangiato e cantato con il famoso Ghiga… (ridacchiando)

 

VOCE

Il giorno fatidico, si presentò in paese armato di fucile e coltello e indossando uno dei suoi più bei vestiti…

 

GHIGA

Buon giorno a voi amici di Camedo! Sono qui per onorarvi della mia presenza!

 

TUTTI

Evviva... Bravo! (battimani)

 

VOCE           

Felice di questa accoglienza, il Ghiga si levò con mossa rapida la carabina che depositò in un angolo e dopo aver tracannato un boccalino di vino offerto dal “Pipa” si sedette e si mise a discutere con gli altri del più e del meno.

Il coltello lo tenne attaccato alla cintura: si sapeva che il Ghiga non si sarebbe privato facilmente della sua arma preferita.

Il sindaco e i suoi amici continuavano intanto a riempirgli il boccalino e il Ghiga a poco a poco si ubriacò. E cantavano:

 

TUTTI

I briganti ballano sui tetti e sulle travi
e le porte scassano se mancano le chiavi

Gira gira in di “Centvai”, corri e non fermarti mai

Sempre all’erta notte e dì, Ghiga sei così!

 

VOCE

Ad un certo punto una delle cuoche (Teresa) chiese il coltello per tagliare il formaggio da mettere nella polenta. Naturalmente - era questo l’accordo - nessuno mise a disposizione il coltello.

 

TERESA

Pedro, dammi il coltello per tagliare la polenta… (la cuoca)

 

PEDRO

Non ce l’ho! … e tutti gli altri risposero allo stesso modo.

 

VOCE

Il Ghiga, in buona fede, estrae il coltello e lo consegna alla cuoca.

 

GHIGA

Tieni Teresa, prendi il mio!

 

VOCE

Il segnale tanto desiderato era giunto: in un attimo balzarono fuori i tre poliziotti che, puntando le pistole gridarono:

 

POLIZIA

Mani in alto!

 

VOCE           

Aiutati dagli abitanti immobilizzarono il Ghiga e lo arrestarono.

Egli rimase impotente e malconcio tanto da farsi sorreggere. Furibondo lanciò parolacce e minacce.

 

GHIGA

Aspettate che lo vengono a sapere i miei amici Scigulitt di Borgnone e vedrete!

 

POLIZIA

Andiamo, ti aspetta una bella vacanza nei sotterranei del castello.

 

VOCE

Il Ghiga fu condannato all’ergastolo e trasportato nelle prigioni del Castello di Montebello a Bellinzona.

 

  

 

Leggenda delle Centovalli raccolta e completata dagli allievi della scuola elementare di Camedo, anno scolastico 1999-2000, sottoforma di diaporama, con i personaggi ed interpreti seguenti:

Symen Koen (Ghiga), Orfeo Eberli (sindaco), Andreas Arnold (Pedro), Duska Mossi (cuoca Teresa), Maria Koen (cuoca), Fabiana Ottini e Anja Zucchetti (viandanti), Bettina Rusconi (Palmira), Luca Balassi (Pipa), Angelica Rizzoli (abitante), Nico Eberli, Fabio Balassi e Brian Meyer (poliziotti).

Regia, trascrizione, missaggio e montaggio, Ilario Garbani; aiuto regia, Cristina Servalle; trucco e fotografia, Marcella Zanotti; narratrice, Fabiana Ottini.

 

Ulteriori informazioni: Walter Keller, Racconti Ticinesi, Lugano, 1949 (Sistema Bibliotecario Ticinese, http://www.sbt.ti.ch/Sbt/

 

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