Centovalli - la Scuola al Monte

4. Centovalli - Cento Ponti

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Centovalli - Cento Ponti

Tragitto in treno con la Centovallina fino a Cavigliano, facile passeggiata con visita dei ponti principali situati nella zona di Intragna, salita al ponte di Cràtolo all’imbocco dell’Onsernone e ritorno a Cavigliano con la visita del torchio comunale, qualche breve notizia sul fotografo Angelo Monotti e il pittore Julien de Parme. Quindi, rientro con la Centovallina.

Tempo di percorrenza: ca 6 ore

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1.       SerGatto presenta…

2.       In viaggio… la Centovallina

ARRIVO A CAVIGLIANO

3.       Il ponte dei Cavalli

4.       Il ponte di Golino

INTRAGNA E DINTORNI

5.       Il ponte ferroviario di Intragna

6.      Il ponte stradale di Intragna

7.       I ponti caduti della Güra

SALITA VERSO L’ONSERNONE

8.      Cresmino e Vosa

9.      Il ponte di Cràtolo

DISCESA A CAVIGLIANO

10.  Il torchio di Cavigliano

11.  Angelo Monotti, fotografo

12.  Julien de Parme (1736-1799)

IL RIENTRO IN TRENO

13.  Varianti e proposte - informazioni

Richiedi il dossier completo dell'itinerario proposto

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1.   SerGatto presenta…                                                                                  

Salve amici,

Con la gita odierna siamo nei dintorni di Intragna per vedere da vicino alcuni ponti maestosi e provare i brividi nel passarci sopra e guardando giù… Aiutooo… già mi vengono le vertigini solo a pensarci…  Eh sì, perché io, in fondo in fondo, di coraggio mica ne ho tanto sapete ? Ma sono sicuro che voi siete molto coraggiosi e quindi mi aiuterete… Avanti dunque !

E così, tanto per farmi coraggio, la metto sul ridere e vi faccio alcuni indovinelli che alla fine del viaggio sarete sicuramente in grado di risolvere…

Durante il nostro tragitto incontreremo tanti ponti, tutti abbastanza alti da mettere i brividi… ma procediamo con ordine, anzi, con disordine se no gli indovinelli sono troppo facili…

Incontreremo un ponte che si chiama “Ponte dei cavalli” oppure “ponte dei Cavalli”…

Urca… cominciamo proprio dal più difficile… allora vedo di darvi qualche aiutino…

Il ponte in questione è il primo (di una certa importanza) che incontrerete lungo il cammino

Posso ancora aggiungere, che da questo ponte, costruito in pietra, se ne vedono altri due, molto alti, uno in cemento per le macchine e un altro in ferro dove ci passano solo i treni… e ancora, che sotto a questi ponti scorre il fiume che proviene dalla Valle Onsernone e si chiama…

Sicuramente avrete trovato il ponte del quale vi sto parlando, quello dei “cavalli” o dei “Cavalli” perché siete molto bravi… Ma attenzione, siccome oggi faccio un po’ il cattivello vi dirò che il problema da risolvere non è questo… Infatti, quello che voglio sapere sta nella differenza tra il suo nome: “Ponte dei cavalli” oppure “ponte dei Cavalli”… Aiutino: nel comune di Intragna e nei paesi vicini, era ed è ancora molto diffuso il cognome “Cavalli” ma d’altra parte possiamo supporre che quando ancora non circolavano le macchine, per le strade giravano tanti… “cavalli”.

Allora ? qual è la differenza ? perché “cavalli” o “Cavalli” ?

Sempre da questo ponte, vi dicevo che se ne vedono altri due. Prendiamo quello sul quale ci passano solo i treni… Orbene, quello che voglio sapere è quanto è alto questo ponte… Vi posso dire che questo ponte è alto, più o meno, come 77 bambini, messi uno sopra l’altro…  Mi raccomando, non provateci nemmeno a salire in 77 uno sopra l’altro… Anche perché se vi mettete uno sopra l’altro, il primo dovrà sostenere sulle sue spalle altri 76 bambini, il secondo ne dovrà sostenere 75, il terzo 74 e così via… e francamente non credo proprio che ci riuscirete…

Allora vedete di trovare un altro sistema per indovinare, più o meno, l’altezza del ponte… e buona fortuna…

Il vostro amico SerGatto

2.  In viaggio… la Centovallina                                        

Il viaggio inizia dalla stazione sotterranea di Locarno-Muralto inaugurata nel 1990 dopo la costruzione della galleria da Solduno a Muralto, che ha permesso di eliminare il tracciato ferroviario dalla città. La prima parte del viaggio è quindi in galleria, prima di sbucare nella parte Ovest di Solduno, nei pressi della nuova stazione di San Martino.

Il tragitto corre parallelo al fiume Maggia fino a Ponte Brolla; qui si svolta a sinistra passando sopra il primo ponte del tragitto dal quale si vedono le gole profonde e insidiose della Maggia.

Si prosegue attraversando i paesi del Pedemonte - le Tre Terre - e dopo Tegna e Verscio si arriva a Cavigliano, la prima tappa del viaggio.

La ferrovia delle Centovalli, meglio nota come “Centovallina” venne inaugurata nel 1923.

Il tracciato, a scartamento ridotto e costellato di ponti e gallerie, è lungo una cinquantina di chilometri, dei quali 20 in territorio svizzero e conta ben 83 ponti e 34 gallerie.

La sua lunga storia inizia nel lontano 1898 allorché Francesco Balli, sindaco di Locarno, trasmette al Consiglio federale la domanda di concessione per una rete ferroviaria da Locarno a Domodossola. Nel maggio del 1913 iniziano i lavori di costruzione sulla parte svizzera che il 23 novembre dello stesso anno vengono improvvisamente sospesi a seguito del fallimento della Banca Franco-Americana finanziatrice dell’opera. I lavori riprendono nell’aprile del 1914 ma proseguono a ritmo ridotto, per poi essere sospesi del tutto, con l’inizio della prima guerra mondiale. Si riprende di nuovo nell’agosto del 1921 e, finalmente, il 27 marzo del 1923 le due squadre addette alla posa dei binari (una svizzera e una italiana) si collegano a Santa Maria Maggiore e il 25 novembre dello stesso anno la ferrovia viene infine inaugurata ufficialmente.

Nota: Per scartamento ferroviario si intende la distanza intercorrente tra i lati interni delle due rotaie. Nel caso della Centovallina, viene impiegato uno scartamento ridotto, ossia di m/m 1000 tra le due rotaie anziché di m/m 1435 utilizzato nella maggior parte delle ferrovie.

Lo scartamento da 1435 m/m fu ideato da George Stephenson per la linea ferroviaria Stockton - Darlington. Si impose rispetto agli altri scartamenti (in special modo a quello di 2140 mm della Great Western Railway) dopo che nel 1845 una commissione parlamentare inglese ne aveva raccomandato l'adozione per tutte le linee ferroviarie in costruzione. Il motivo sottostante a questa decisione fu che lo scartamento da 1435 consentiva di raggiungere una buona velocità con la tecnologia dell'epoca.

3.    Il ponte dei Cavalli                                                                

Il tratto da Cavigliano ad Intragna attraverso il Ponte dei Cavalli, venne eseguito negli anni 1854/55 e assicurò il collegamento tra le Terre di Pedemonte ed Intragna per quasi un cinquantennio prima che venisse inaugurato il passaggio attraverso la Güra, nel 1894.

4.     Il ponte di Golino                                                                   

Il tratto Golino-Losone - di complessivi 6770 metri per 4 metri di larghezza - venne costruito in due riprese: il ponte di Golino sulla Melezza venne costruito negli anni 1820/22 su progetto dell'ing. Francesco Meschini e posto in opera da Giovan Battista Sartori per il costo di Fr.. 1'875.-, spesa interamente assunta dallo Stato.

Il tratto dal ponte di Ascona a Golino, venne in seguito costruito da Giovan Battista Pasa dal 1825 al 1827, su progetto dell'ing. Pietro Chiccherio per il costo di Fr.. 24'518.21, pure interamente assunti dallo Stato.

5.     I ponti caduti della Güra                                                      

Il tratto da Cavigliano ad Intragna attraverso la Güra venne inaugurato nell'agosto del 1894. Il progetto allestito dall'ing. Giuseppe Pedroli, della lunghezza di 2213 metri e larghezza di 4 metri e 50, venne eseguito da Angelo Borghini di Ornavasso (Italia).

I costi dell'intero tratto ammontarono a Franchi 181'102.88, compreso il ponte metallico sull'Isorno di metri 40.60 che fu messo in opera dalla ditta eredi fu Salvatore Torriani di Mendrisio per il prezzo di Franchi 20'037.60.

Il manufatto in pietra di m. 22 attraverso la Güra venne minacciato nel 1896 da uno scoscendimento sul versante sinistro della valle. Le opere di consolidamento eseguite da Enrico Cocchi nel 1896-97 comportarono una spesa complessiva di Fr. 12'795.81

Nel 1921 si procedette all'allargamento di una curva, spesa Fr.. 2'453.- mentre nel 1924 si rese necessario un ulteriore consolidamento del ponte per una spesa di Fr.. 5'500.-.

Un ulteriore scoscendimento avvenuto nel 1966 determinò la chiusura definitiva di questo tratto, con il conseguente smantellamento del ponte in ferro e la costruzione del nuovo viadotto a valle del ponte ferroviario.

6.   Il ponte ferroviario di Intragna                                           

7.   Il ponte stradale di Intragna  
                                              

8.  Il ponte di Cràtolo                                                                 

Si tratta di un manufatto ad arco in pietra viva, restaurato nell’autunno 2003, di m. 7.60 di luce, m. 3.70 di altezza e m. 1.85 di larghezza; vi si accede dalla cantonale per l'Onsernone, vicino alla fermata dell'autopostale.

Risalente al ‘600, in passato assicurava il collegamento tra Cavigliano ed Auressio, allora parte del territorio di Cavigliano, mentre la via d’accesso principale per l’Onsernone era costituita dal sentiero delle Vose, da Intragna verso Pila, Vosa e Loco.

Il risanamento ha comportato il rifacimento a nuovo di tutta la parte centrale mantenendo le due spalle portanti e il ripristino del sentiero d'accesso alla cantonale; in futuro andrà valutata l'eventuale sistemazione del sentiero che porta al soprastante monte di Cratolo.

9.   Cresmino e Vosa
                                                                 

10.  Il torchio di Cavigliano                                                         

Le origini dell’antico torchio comunale di Cavigliano.

Ben poco si sa sulle esatte origini dell’antico torchio di Cavigliano; nessun documento è stato finora rinvenuto; l’unico dato certo che permetta di risalire alla sua costruzione e messa in servizio è legato alla data incisa sulla trave principale “1609” accompagnata dal monogramma di Cristo “JHS”.

Di sicuro si sa che in paese esistevano ben tre torchi: uno privato al Canton Zott e due “della comune”. Tra questi, quello “di dentro”, i cui resti sono stati recentemente riportati alla luce nello stabile delle ex-scuole costruito nel 1871 (che ora accoglie l’Ufficio tecnico intercomunale) e l’attuale torchio, detto “dei Mazzucchi” o “Macuchi, che in origine apparteneva alla Terra di Golino. A conferma di ciò si citano alcune leggende che potrebbero, almeno in parte, includere qualche verità.

La maestra Valentina Monotti ci riporta una sua versione:

"E' stato costruito in 3 diverse epoche. Anno 1589. Su tutto il territorio è avvenuta una terribile siccità quindi nessun raccolto, il paese già in miseria, si può immaginare dopo quel terribile anno. Così la terra di Cavigliano decide di far prestito di grano o soldi ? alla terra di Golino. Ma con il passare degli anni non è possibile pagare il debito, così la terra di Golino vien ceduto unico bene il torchio e alcuni terreni, così che la terra di Golino viene ad essere padrona. Anni dopo hanno racimolato i soldi per pagare il debito case terreni e torchio sono ritornati alla terra di Cavigliano."

Secondo un’altra versione si dice che “la popolazione di Golino era assai ricca. Si può vedere guardando le case molto più signorili di quelle di Cavigliano. Così che i terreni delle terre di Cavigliano erano proprietà di Golino. Si presume che il torchio sia stato costruito dai Golinesi per non dover portare l'uva fino a Golino. A coltivare la terra mandarono dei servi contadini, che a poco per volta hanno comperato i terreni e costruito le case, visto che le vecchie case di Cavigliano sono molto semplici. in seguito hanno potuto ritirare il vecchio torchio."

A conferma degli stretti legami che intercorrevano tra Golino e Cavigliano non si può inoltre dimenticare la vicenda di Bartolomeo Ottolini - il famoso pittore Julien de Parme (1636-1799) - figlio di Lucia Bruzzetti di Golino, le cui vicende, in particolare quelle legate al suo espatrio a Craveggia, sono a tutt’oggi ancora poco chiare.

Quasi certamente quindi, il torchio apparteneva in origine ai golinesi e solo in seguito venne riscattato dalla comunità di Cavigliano.

1768 - Le prime notizie certe.

Il primo documento scritto che certifica l’esistenza del torchio risale al 1768 anno a partire dal quale vengono registrate le spese a carico della comunità per la manutenzione del torchio:

"a Simone Monotti per l'assistenza al Torchio + assi per il torchio: lire 8. a Giovan Domenico Peri per aver accomodato la Boggia del Torchio: lire 2".

Nel 1871, essendo ultimato lo stabile della casa comunale e delle scuole, il torchio “di dentro” viene distrutto e i resti – salvo “la vegia” recentemente riportata alla luce, vengono venduti a Fedele Peri per 150 franchi.

Nel 1876 si applica all'ingresso del Torchio la porta della chiesa di S. Michele, "quella che era sotto il portico", cioè la vecchia porta principale della chiesa, adattandola con stipiti di sasso.

Nel 1878 viene creata la piazza del paese, di fianco al torchio, con l'espropriazione forzata di due "Toppie" (pergolati) per 15 franchi l'una.

In seguito il torchio continua la sua attività fino alla sua definitiva cessazione che, secondo alcune testimonianze, avverrà nel 1953.

Date più importanti concernenti il Torchio Comunale di Cavigliano

.1953                          Fine dell'attività di torchiatura.

.1960  (24 gennaio)     Decisione di vendere solo il Torchio e non lo stabile

.1960  (20 ottobre)      Vendita del Torchio per 1000.- fr.

.1964  (16 febbraio)    Decisione di vendere dello stabile del Torchio per il nuovo ufficio postale.

.1972                          Inizio delle trattative per il riacquisto del Torchio.

.1975  (17 ottobre)      Decisione di riacquistare il torchio

.1976  (28 gennaio)      Riacquisto del Torchio da parte del Comune per fr. 20'000.- da cui dedurre 6'100.- fr. per affitto stabile e con

5'000.- fr. di contributo da parte dei Patrizi di Cavigliano  e

5'000.- fr. di contributo da parte del Patriziato del Comune Maggiore.

1980                                                    Restauro conservativo limitato alla pulizia del Torchio, riparazione dello stabile e sgombero del materiale estraneo depositato.

La fine dell'attività

Il Torchio Comunale di Cavigliano, un antico torchio a trave datato del 1609, venne messo in disuso nel 1953 e lo stabile fu provvisoriamente utilizzato come deposito. Stranamente non esiste un documento che testimoni ufficialmente la fine dell'attività, come d'altronde non esiste un documento che citi la sua messa in funzione. Se si accetta come data di fabbricazione e di messa in funzione la data incisa sull'enorme trave sormontata dal monogramma JHS con la croce (1609), si può accettare la testimonianza dell'ultimo addetto al torchio ("Mino" Selna) che appunto affermava che l'ultima torchiata l'aveva fatta nel 1953.

Forse più che una "messa in disuso" si dovrebbe piuttosto dire che "a partire da quell'anno il torchio non fu più usato anche se restò ancora per diversi anni a disposizione della comunità".

11.    Angelo Monotti, pioniere della fotografia

Angelo Monotti: 1853 – 1933

Di professione falegname-ebanista, Angelo Monotti emigrò giovanissimo a Livorno dove la sua professione lo mise in contatto con i professionisti che abbracciavano la nuova tecnica che stava nascendo: la fotografia. I primi fotografi infatti, si rivolgevano a lui per farsi confezionare i primi ingombranti apparecchi in legno. Il Monotti non tardò a rubare il mestiere e ben presto aprì uno studio proprio a Livorno.

In seguito tornato in Patria, continuò e adattò la sua nuova professione aprendo uno studio fotografico a Locarno e a Cavigliano.

Tra i precursori – con Antonio Rossi (1823-1898) – della fotografia in Ticino, Angelo Monotti si specializzò nelle riprese in esterno: sue alcune preziose immagini che documentano la costruzione della strada cantonale dell’Onsernone o delle Centovalli come pure diverse significative immagini della città di Locarno con i grandi alberghi del tempo. Il suo studio venne in seguito ripreso dal figlio Valentino Monotti (19XX – 19XX)

La casa natale di Angelo Monotti, racchiusa da un muro di cinta, si trova dopo il negozio alimentari, salendo lungo la strada principale che porta al centro del paese. Al pianterreno, esisteva lo studio di posa; nel corso di lavori di riattazione della casa, gran parte delle lastre fotografiche sono andate distrutte.

Tutta l’apparecchiatura fotografica è stata depositata al Museo regionale ad Intragna da Valentino Marazzi nel 1993, unitamente a circa 150 immagini e una ventina di lastre in vetro.

12.    La travagliata esistenza di Julien de Parme (1736-1799)

Bartolomeo Ottolini, questo il nome di battesimo di Julien de Parme, nacque a Cavigliano nel 1736. Secondo la sua autobiografia, la madre dovette rifugiarsi a Craveggia, in Valle Vigezzo, per sottrarsi alle violenze del padre e portando con sé il figlioletto ancora in tenera età.

In effetti però, ricerche d’archivio hanno permesso di stabilire che la madre non abbandonò mai Cavigliano, dove ebbe peraltro altri due figli regolarmente battezzati e cosa altrettanto curiosa, Bartolomeo non figura negli anni seguenti nel libro di famiglia.

V’è quindi da supporre che il piccolo abbia effettivamente lasciato Cavigliano per Craveggia ma non assieme alla madre. A questo proposito, la sua frase detta prima della partenza per la Francia potrebbe lasciar supporre che fosse venuto a conoscenza della vera identità di questa “madre”, peraltro piena d’amore e d’attenzione: «je la perdis pour toujours sans répandre une seule larme». Altrettanto curioso il fatto che a Golino, paese d’origine della madre, esistesse un certo “Giuliano”, figlio di notabili e morto in tenera età del quale il nostro Bartolomeo prenderà il nome, in seguito divenuto Julien.

Partito nel 1747 da Craveggia, a soli 11 anni, emigrò in Francia come pittore, risalendo il Sud del paese lungo un viaggio travagliato che lo porterà a Parigi.

Non riuscendo a mantenersi come pittore, decide di trasferirsi dapprima in periferia ed in seguito di nuovo verso il Sud della Francia da dove, nel 1760, approda in Italia, dapprima a Genova ed in seguito a Livorno, Pisa e Firenze.

Nello stesso anno arriva a Roma, città che lo incanta e dove incontra e studia le opere dei grandi maestri e dove ottiene infine un lavoro fisso presso la Corte di Parma, da cui, per riconoscenza prenderà il nome di Julien de Parme, pur non essendo mai stato in quella città.

Nel 1773 parte di nuovo per Parigi - per raggiungere il suo protettore Du Tillot caduto in disgrazia -dove nel 1799 troverà la morte nella più completa indigenza.

Le sue opere sono sparse in diversi Musei quali il Louvre, il Prado, l’Albertina a Vienna (disegni), in molte città francesi quali Aix-en-Province, Marsiglia, Lione, in Italia, a Firenze e Roma o ancora a Stoccolma o a San Pietroburgo.

13.   Varianti e proposte                                                               

Visita del Museo regionale ad Intragna - proposta N° 10, con attività e animazioni diverse, visita del paese e salita sul campanile (metri 65, il più alto del Ticino).

Dopo la visita del ponte di Cràtolo, (fermata) rientro con l’autopostale dell’Onsernone fino a Cavigliano o Intragna. http://www.quadri-orario.ch/bav_assets/files/630.50.pdf

14.    Informazioni                                                                           

Museo regionale Centovalli e Pedemonte, 6655 Intragna, 091 796 25 77, info@museocentovalli.ch

Aperto da Pasqua a fine ottobre, ore 14°° - 18°°.

www.museocentovalli.ch - www.centovalli.net

Orari del treno della Centovallina: http://www.centovalli.ch/orariLD.htm

Orari dell’autopostale per l’Onsernone: http://www.quadri-orario.ch/bav_assets/files/630.50.pdf

Per la visita interna del torchio comunale, richiedere la chiave a:

Municipio di Cavigliano, di fronte alle scuole e alla chiesa: 091 796 12 06

Ufficio tecnico, adiacente al torchio: 091 796 35 66

Museo regionale ad Intragna: 091 796 25 77



Autobiographie de Julien de Parme

(Cavigliano, 1736 - Paris, 1799)

            Je suis né en 1736, 1e 23 avril, sur les bords du lac Majeur, dans un village nommé Cavigliano, près de Locarno, ville de Suisse, capitale du bailliage du même nom. Mon père était maçon, et ma mère fille de maçon. Les mauvais traitements de mon père forcèrent ma mère de senfuir, en me portant dans une hotte, (una gerla n.d.r.) et de se retirer à Craveggia, gros bourg situé dans la vallée de Vigezzo.

            Elle fut réduite à mendier pour nous faire subsister, surtout l'hiver, parce que ce pays étant couvert de neige, il n'offre aucune espèce de travail. Un maître d'école m'apprit, par charité, à lire, à écrire et un peu d'arithmétique. Je parvins à en savoir assez pour lui être utile à mon tour, en faisant lire d'autres denfants qui en savaient moins que moi. Parmi ceux-ci était le frère d'un jeune peintre, que ma passion pour la peinture me faisait chérir plus que ses camarades. J'ignore d'où le penchant pour ce bel art m'était venu; ce que je sais, c'est q'uil se manifestait avec une violence irrésistible. Je barbouillais toutes les murailles et tous les papiers qui me tombaient sous les mains. J'impatientais souvent mon maître, et il fut tenté plus d'une fois de me renvoyer.

Mais il était naturellement bon, quoique très vif; et, enfin, il me prit dans une affection telle, que bien loin de contrarier mon penchant, il le favorisa autant que cela pouvait dépendre de lui...

            Je continuais d'aller à lécole, sans cesser de dessiner autant que je pouvais. Comme il y avait plusieurs Vierges et autres sujets de dévotion peints sur les façades des maisons selon l'usage du pays, je m'appliquais à les copier avec tout l'amour et toute l'attention dont j'étais capable. Aller à l'école, dessiner et demander l'aumône, tel était l'emploi de mon temps. Tout le monde était touché de ma situation. Les uns me donnaient une chemise, les autres un habit, d'autres du pain. Ma malheureuse mère travaillait autant qu'elle pouvait, pour nous tirer tous deux du triste état où nous étions; mais elle n'en put jamais venir à bout. Le gain était trop petit, et les besoins trop multipliés.

            Les choses étaient en cet état lorsqu'on accusa ma mère d'un crime capital, qui manqua de lui faire perdre la vie. Voici le fait; car, tout jeune que j'étais, il me fit une telle impression, qu'il ne s'est jamais effacé de ma mémoire.

            Ma mère était liée avec une jeune fille qui avait fait périr son fruit: on soupçonna ma mère davoir trempé dans ce forfait. Un soir, tandis que je jouais devant la porte de la maison avec mes camarades, deux sbires vinrent prendre ma mère, et la trainèrent en prison. Je jetai les hauts cris, et je maccrochai si fortement à ses jupes, que les sbires ne purent jamais venir à bout de me faire lâcher prise. Ils furent contraints de me conduire en prison avec elle. On nous mit tous deux dans une petite chambre fort malpropre, et qui ne recevait aucune lumière. Là, étendus sur une poignée de paille, nous ne faisions que pleurer. Ma pauvre mère me tenait entre ses bras, et criait de toutes ses forces quon eût au moins pitié de moi. Nous mourions tous deux de faim et de soif, et je ne pouvais plus ni crier, ni pleurer. Enfin, au bout de deux jours, on nous apporta un peu de pain dur et une cruche deau. Je la bus presque toute, et à peine ma mère voulut-elle y toucher, de peur de me voir mourir de soif. Comme notre prison était très voisine de la demeure du geôlier, ma mère mengageait à crier le plus que je pourrais, dans lespérance quennuyé du tapage que je faisais, on nous relâcherait.

En effet, peu de jours après, nous entendîmes ouvrir notre prison. Le geôlier entra, et me prenant par le bras, il marracha du sein de ma mère, qui sefforçait de me retenir, en criant quelle aimait mieux quon lui ôtât la vie que de lui ôter son fils. Tout fut inutile: le barbare me sépara delle, et la laissa évanouie. Il me mit dans la rue, et déjà beaucoup de monde sétait attroupé autour de moi, que je ne savais encore où jétais. Je ny voyais presque pas, quoiquil fit un très-beau temps.     

Quelquun memmena dans une maison où lon me donna quelque chose à manger, et je partis aussitôt pour me rendre à Craveggia, lieu de notre demeure, et qui était éloigné denviron deux lieues de la ville où ma mère était en prison. Je ne fis que pleurer et appeler ma mère tout le long du chemin. Je demandais à tous ceux que je rencontrais si on ferait mourir ma mère. Enfin, jarrivai à Craveggia. Ma situation et ma jeunesse attendrissaient tout le monde: on sefforçait de me consoler; mais alors mes pleurs et mes cris redoublaient. Une femme charitable me retira chez elle et prit soin de moi, jusquà ce que, linnocence de ma mère ayant été reconnue, elle fut mise en liberté.

            Elle reprit ses travaux, et moi mes exercices ordinaires. Jaurais bien voulu embrasser la peinture, et ma mère ne sy opposait pas; mais limpossibilité de me procurer du papier et du crayon, et de mhabiller dune manière un peu décente, la força de me faire prendre un autre parti. Comme je savais passablement lire et écrire, mon maître décole, dans la vue de la soulager, me plaça chez un cabaretier (oste n.d.r.) en qualité de domestique. Après y avoir demeuré environ six mois, accablé de fatigue, je tombai dangereusement malade. Dès que je fus hors détat de rendre service, on mabandonna sur une paillasse, sans presque faire attention à moi. Ma mère ayant appris ma situation, vint me soigner pendant quelques jours, et quand mon mal fut un peu diminué, et que je pus souffrir le transport, elle me prit sur ses épaules, et me porta ainsi pendant quatre ou cinq lieues, jusquà Craveggia. Lorsque je fus parfaitement rétabli, je retournai à lécole, car je navais encore que neuf ou dix ans.

            Pendant le temps que javais été chez le cabaretier, de nouveaux écoliers avaient grossi lécole. Parmi les nouveaux venus, il y avait deux frères, à peu près de mon âge, fils du plus célèbre peintre du pays. Cétait vraiment un habile homme dans son art, et rempli dhumanité. Le désir de pénétrer chez lui me fit rendre à ses enfants tous les petits soins dont jétais capable. Je les ramenais à la maison, et je les allais chercher pour les mener à lécole. Comme cétait moi qui les faisais lire, je rendais toujours deux le meilleur témoignage possible. Enfin, je men fis aimer au point quils parlèrent à leur père du désir que javais dembrasser la peinture. Il leur permit de me mener quelquefois chez lui. Jy allai, et je lui exposai si naïvement ma passion pour cet art, quil ne put sempêcher den rire et den être touché tout à la fois. Mayant dit que je pouvais aller dessiner chez lui, je me trouvai au comble de mes voeux. Jabandonnai lécole, et dès ce moment je me livrai pour toute ma vie à létude de la peinture.

            Ce peintre (il sappelait Giuseppe Borgnis, et mériterait dêtre plus connu), qui était fort considéré dans sa patrie, ne se fut pas plutôt intéressé pour moi, quon vit plusieurs autres personnes prendre part à ma situation, et me fournir des petits secours qui, joints au travail de ma mère, firent que je ne fus plus obligé de mendier publiquement notre subsistance commune. Jétudiais avec une ferveur inexprimable, quoique je neusse que des estampes pour tout modèle. Jobservais tout ce que faisait mon maître, et je ne laissais échapper aucune occasion de lui dérober quelque chose de son art. Enfin, au bout de six mois, brûlant denvie de peindre, jen demandai la permission, mais on me la refusa, parce que je ne possédais pas suffisament le dessin.

Ce refus me mortifia; mais je nen résolus pas moins de peindre à la première occasion qui se présenterait.

Elle ne tarda pas longtemps.

Mon maître ayant été obligé daller exécuter quelques peintures à fresque dans une ville voisine, je menfermai chez moi, et à laide de quelques couleurs que javais dérobées, je peignis un Christ attaché sur la croix. Quand mon maître fut de retour, il me demanda ce que javais fait; je demeurai interdit. Croyant que javais perdu mon temps, il se mit fort en colère, et me menaça de me chasser. Alors, tout tremblant, je lui présentai mon tableau. Dès quil le vit, il se radoucit sur-le-champ, et me dit: Mon ami, puisque vous aimez à peindre, peignez, je ne my oppose plus.

Je pleurais de joie, et je ne pus jamais lui dire un mot pour le remercier. Jai oublié une circonstance; cest quun jour manquant dhuile, et ne pouvant absolument men procurer, jallai à léglise en prendre dans la lampe.

            Le second tableau que je peignis fut une sainte Rose. Une femme pieuse et assez riche me la fit faire, et me donna en payement un boisseau de blé et un sac de châtaignes. Ce petit gain, le premier que je faisais, minspira un courage incroyable. Je présentai à ma mère, avec une joie mêlée de transports enfantins, ce premier fruit de mes études.

            Je me crus déjà riche, parce que je ne demandais plus laumône. Des projets de voyage et de fortune commencèrent à entrer dans mon esprit.

            Dans ce bourg, il y avait cinq ou six peintres; Iun deux avait demeuré en France, et men faisait un récit séduisant. Comme il se disposait à y faire un second voyage, il moffrit de my conduire. Jacceptai ses offres sans balancer. Ma pauvre mère nosa pas résister, malgré lamour extrême quelle avait pour moi, parce quelle craignait quon ne lui reprochât détouffer mes talents et de sopposer à ma fortune. Cependant cette tendre mère semblait prévoir quelle ne me verrait plus. Elle voulut maccompagner près de dix lieues; et, chose étonnante! moi qui ne pouvais pas la perdre une demi journée de vue, sans étourdir tout le quartier de mes cris, dans ce moment je la perdis pour toujours sans répandre une seule larme. Jamais les enfants, même les plus sensibles, naiment leur mère quils en sont aimés.

            Ce fut le 9 septembre 1747 que je quittai Craveggia, ma seconde patrie, pour ny revenir jamais. Jentrais alors dans ma treizième année (in realtâ doveva avere 11 e non 13 anni) et jétais resté chez mon maître environ deux ans, presque entièrement employé à broyer 1es couleurs, imprimer les toiles, balayer la maison, soigner les enfants, faire des commissions, etc. On voit par là quayant si peu de temps pour étudier, je devais être bien peu instruit lorsque je vins en France; mais celui qui me conduisait létait encore moins que moi, quoi quil fût marié et quil eût 28 ans. Cela fut cause que nous nous séparâmes au bout de six mois, parce que partout où nous travaillions, sitôt quon avait vu opérer lun et lautre, on disait hautement que lon navait pas besoin de deux peintres, et que le petit suffisait. Las dessayer des mortifications, et voyant dailleurs que jétais en état de me conduire tout seul, il me rendit ma liberté, après laquelle je soupirais déjà intérieurement. Ce fut à Roanne, dans le Forez, que se fit cette séparation, et nous ne nous sommes jamais revus depuis.


Continua…

Nota: il testo completo si trova sul sito del Museo, www.centovalli.net all’indirizzo: http://centovalli.bizland.com/storia100/id15.html

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