Centovalli - la Scuola al Monte

8. Palagnedra - Mesi e stagioni

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Palagnedra - Mesi e stagioni

Visita della chiesa parrocchiale di Palagnedra con la raffigurazione dei mesi, eseguita dal pittore Antonio da Tradate nella seconda metà del 1400,  con diverse proposte di animazioni legate alle attività svolte dalla comunità nei diversi periodi dell’anno.

Quali ulteriori proposte, la visita del paese con le sue case monumentali legate all’emigrazione in Toscana e del mulino sottostante, recentemente restaurato e rimesso in funzione.


Tempo di esecuzione: ca. 6 ore


Richiedi il dossier completo dell'itinerario proposto

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Febbraio

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Marzo

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IL PERCORSO

 

SerGatto presenta…

1     La diga di Palagnedra

2     L’oratorio dei Sirti (diga Palagnedra)

3     “Via 2000” – le sculture di Alain Garnier

4     La chiesa parrocchiale

5     La raffigurazione dei mesi

6     Le case patrizie

7     Stemma dei “Medici”

8     Foto quiz “1615”

9     Camino in piazza

10 Ostello comunale

11 Cappella della Madonna di Re

 

VARIANTI E PROPOSTE

12 Il mulino patriziale

INFORMAZIONI

click to zoom

SerGatto presenta…

 

Salve amici,

La proposta di oggi ci porterà a Palagnedra, un paesello di pochi abitanti adagiato su di un pianoro nelle alte Centovalli.

L’itinerario inizia dalla diga, situata sul fondovalle e sulla quale passa la strada che collega le due sponde della valle.

Subito dopo, una breve sosta alla cappella dei Sirti dove in passato si riuniva la comunità dell’alta valle - l’antico comune delle Centovalli – che con Palagnedra e Rasa comprendeva i paesi di Moneto e Monadello, oltre a quelli di Camedo, Borgnone, Costa e Lionza situati sulla sponda sinistra della valle.

Lungo il percorso che porta al paese, troveremo disseminate qua e là le sculture dell’artista Alain Garnier che ha vissuto per alcuni anni a Palagnedra.

Si arriva quindi in paese e la chiesa parrocchiale dedicata a San Michele ci accoglie in tutta la sua maestosità: al suo interno, la raffigurazione dei mesi eseguita nella seconda metà del 1400 dal pittore Antonio da Tradate; queste pitture ci permetteranno di vedere da vicino come le comunità antiche impiegavano il loro tempo, principalmente nell’agricoltura e nell’allevamento.

All’interno del nucleo, potremo ammirare le case patrizie - costruite grazie agli emigranti che fecero fortuna nell’Italia del Nord come facchini del porto di Livorno o come rosticcieri.

Infine, uno sguardo all’ostello comunale nel quale, perché no ?, un giorno potrete venire a passarvi qualche giorno e se avrete tempo, la visita del mulino patriziale dove vi mostreremo come si svolge la macinatura del grano…

Vi aspettiamo quindi per questa nuova avventura…

 

Il vostro amico SerGatto

1. La diga di Palagnedra

Costruita negli anni 1950 - 53 la diga di Palagnedra è stata la prima di una fitta rete di impianti idroelettrici presenti in tutto il Locarnese e collegati fra loro da numerose gallerie che permettono di sfruttare la forza dell’acqua per il funzionamento di diverse centrali. Basti pensare che a Palagnedra giunge l’acqua proveniente dal lago del Gries, nell’alto Vallese, che termina il suo lungo viaggio di oltre 60 km. nel Lago Maggiore.
Il bacino di Palagnedra raccoglie le acque delle Centovalli, delle valli Maggia e Onsernone e il deflusso dalla centrale Cavergno. Complessivamente, un bacino imbrifero di 750 km2 alimenta la centrale Verbano, ultimo anello della catena di impianti. Assolutamente incontaminata, l’acqua viene infine restituita al Lago Maggiore.

Il dislivello di quasi 2200 m tra il bacino del Gries a quota 2386 msm e il lago Maggiore a 193 msm è il salto più alto utilizzato da una serie di grandi impianti di accumulazione in Svizzera.

Nella parte alta, troviamo le captazioni d’acqua della Val Aegina, della Val Bedretto e dell’alta Val Bavona, i bacini d’accumulazione Gries, Cavagnoli-Naret e i bacini di compenso Robiei-Zött.
Raccolte su un’area alpina di 70 km2, queste acque sono utilizzate nelle centrali di Altstafel, Robiei e Bavona. Nella zona intermedia, le captazioni dell’alta Val Lavizzara alimentano il bacino d’accumulazione del Sambuco e la sottostante centrale Peccia. Gli afflussi raccolti nel bacino di compenso di Peccia, aggiunti ai deflussi dalle centrali Bavona e Peccia, alimentano poi la centrale Cavergno. L’intera rete comprende 35 captazioni d’acqua, 140 km di gallerie e condotte, 8 bacini artificiali e 6 centrali.

Per la visita agli impianti è indispensabile un appuntamento.

Officine Idroelettriche della Maggia SA

Via in Selva 11, CH-6604 Locarno

Tel. 091 756 66 66 – Fax 091 751 80 92

www.ofima.ch - maggia@ofima.ch

2. L’oratorio dei “Sirti”

Il piccolo oratorio ai bordi del laghetto, eretto nel 1713, è dedicato al Santissimo Nome di Maria, raffigurata in un dipinto del 1728 sopra il portale. Meglio noto come l’oratorio della Madonna dei Sirti, riveste un’importanza storica in quanto fino al 1838 si riuniva la comunità dell’antico comune delle Centovalli.

La comunità delle Centovalli, attestata per la prima volta in una pergamena del 1236, fu smembrata nel 1838, dando origine ai comuni autonomi di Borgnone, Palagnedra e Rasa.

In tempi recenti, nel 1972, Rasa diventa frazione di Intragna e nel 2009, con la fusione di Borgnone, Palagnedra e Intragna viene costituito il nuovo comune delle Centovalli.

3. La “Via 2000” di Alain Garnier

Alain Garnier, nato a Blois (Francia) nel 1926, ha studiato a Parigi, Ginevra, Losanna e Monaco ed è morto ad Embrach (ZH) nel 2005. Dal 1972 viveva parte dell’anno a Palagnedra dove aveva installato un piccolo atelier. Decoratore di teatro, ceramista, disegnatore di porcellane, ha creato originali sculture unendo rottami di metallo.
Le sue opere si trovano disseminate lungo il sentiero che conduce dal lago al villaggio e all’interno del nucleo e costituiscono la “Via 2000”, anno della sua inaugurazione.

4. La chiesa parrocchiale di San Michele

La primitiva Chiesa di Palagnedra,  dedicata a San Michele, risale a poco prima del 1200 - è infatti menzionata in una pergamena del 1236 - e dipendeva dalla pieve di San Vittore di Muralto.

Di essa rimane la vasca battesimale, passata al Museo cantonale ed esposta al castello di Montebello a Bellinzona, una rozza croce di pietra piazzata all’esterno e qualche colonnetta.

Nella seconda metà del 1400 la Chiesa venne allungata di 8 metri verso occidente e le pareti furono ornate dagli affreschi di Antonio da Tradate, restaurati da Carlo Mazzi nel 1966.

L'attuale Chiesa risale al 1640 ma fu terminata solo nel 1734 e presenta una riproduzione della celebre "Annunciata" di Firenze, eseguita nel 1602 e dono degli emigranti, quadri del sei e settecento e una Madonna dell'800 dipinta da Antonio Ciseri.

5. La raffigurazione dei mesi

Opera del pittore Antonio da Tradate che la eseguì nella seconda metà del 1400, la raffigurazione dei mesi di Palagnedra costituisce una particolarità della chiesa dedicata a San Michele.

Situati nell’antico coro, che costituiva la chiesa primitiva in seguito ampliata, sono raffigurati i lavori tipici che, mese dopo mese, accompagnavano le stagioni della vita contadina.


Gennaio, ci si scalda al fuoco

I primi 12 giorni di gennaio nel Locarnese sono detti “sortidóo” in quanto servivano per determinare le previsioni del tempo di tutto l’anno, un giorno per mese.

Tra le principali ricorrenze di questo mese, il 17 gennaio ricorre la festa di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali; per l’occasione venivano benedetti gli animali e le stalle, ciò che avviene ancora a Golino con la benedizione dei cavalli.

Sempre durante questa ricorrenza si usava deporre in chiesa dei cartocci con del sale per essere benedetto e utilizzato per curare le bestie ammalate.

Sant’Antonio è pure ricordato come un aiuto in caso di smarrimento di oggetti, da cui il detto popolare: “Sant’Antoni dai pedú famm trovaa chèll ch’ò perdú”, che significa, Sant’Antonio dai pedùli fammi trovare ciò che ho perduto.

I giorni della merla sono gli ultimi tre di gennaio, collegati alla favola del merlo che credette d’essere fuori dal freddo e fu punito da gennaio che, avendo allora 28 giorni, se ne fece prestare tre da febbraio, che allora ne aveva trentuno, e scatenò il freddo che fa tutti gli anni in quel periodo.

Il mese si concludeva la sera del 31 gennaio con il “Bandir gennaio” quando i ragazzi percorrevano le strade del paese schiamazzando, suonando i campani delle bestie e tirandosi dietro una sfilza di latte e ferri vecchi per far rumore e cacciare questo mese freddo.


Febbraio, si prepara il vigneto

Il mese di febbraio segnava il passaggio dal periodo freddo alla primavera: finisce l’inverno, la vegetazione riprende il suo ciclo.

E’ solitamente il mese del carnevale che è legato alla Pasqua e si conclude il mercoledì delle Ceneri che segna l’inizio della Quaresima, quaranta giorni prima della Pasqua.

Per San Biagio, protettore della gola che ricorre il 3 febbraio, la Chiesa provvede alla benedizione della gola applicando al collo dei fedeli due candele in croce e invocando la protezione del santo.

Altra ricorrenza di questo mese, e ancora in auge ai nostri giorni, la festa di San Valentino, patrono degli innamorati e dei giovani. In passato si usava abbracciare le piante da frutta affinché dessero molti frutti.


Marzo, soffia il vento di primavera

Marzo, che deve il suo nome al dio della guerra, Marte, è davvero il mese più infamato, bizzarro e mattacchione, tanto che ne è derivato il termine “marzeggiare”, ossia farne di tutti i colori; ci regala sole, vento, pioggia, brina e talora neve nel volgere di una sola giornata. un proverbio significativo recita La nèu marzolina la dura dala sira ala matina, la neve di marzo dura dalla sera alla mattina, ossia dura poco.

Tra gli eventi particolari legati a questo mese, Sant’Albino, il 1. marzo, che segna il risveglio della natura e l’inizio dell’attivitá agricola come ci ricorda il proverbio dialettale, “Par Sant Albígn sémina il giardígn”, ossia, per Sant’Albino semina il giardino.

Altra ricorrenza significativa il 19 marzo, festa di San Giuseppe con la preparazione dei tortelli e il 21 marzo che segna l’inizio della primavera.


Aprile, aria di primavera

Il 1° aprile è il giorno degli scherzi noti come péss d’avrii. La secolare tradizione è diffusa un po’ in tutt’Europa. Pare che sia da mettere in relazione con la quaresima che a dipendenza della Pasqua cambia periodo ma si situa comunque a cavallo del mese di aprile. Per rimarcare che si è circa a metà del monotono periodo quaresimale, in molti luoghi si tenevano e  tengono feste, intrattenimenti e burle.

Chi non è mai stato vittima del pesce di carta appeso sulla schiena?

23 aprile: San Giorgio. E’ patrono di Golino e Losone. La Festa si tiene la domenica seguente. Il santo è il protettore dei lattai.

25 aprile: San Marco. Per molte ragioni è il vero inizio della primavera. Al 25 aprile sono connesse le rogazioni, le processioni propiziatrici attraverso le campagne.

30 aprile: data profondamente sentita e radicata tra il popolo, quella della Madonna del Sangue di Re (Val Vigezzo), al cui santuario convergevano un tempo a piedi molti devoti del Locarnese. Il viaggio e qualche preghiera al santuario occupavano un’intera giornata: da una mezza notte all’altra.


Maggio, la semina

I festeggiamenti del Calendimaggio erano diffusi in tutta Europa ma in Ticino stanno ormai cadendo in disuso. Si tratta del primo maggio, giorno di festa di precetto per i santi apostoli Giacomo e Filippo: giorno di allegria, perché si sviluppa la primavera: si tenevano generalmente le assemblee comunali per la nomina del sindaco, dei municipali, dei giurati o guarda-campi o guarda-foreste, e si adottavano regolamenti pel pascolo del bestiame, spesso o quasi sempre, a restrizione del diritto di proprietà.


Giugno, la mietitura

Nel mese di giugno ricorre la festività di San Giovanni (24.6) pochi giorni dopo il solstizio d’estate.

A Verscio veniva preparato un liquore composto di grappa, zucchero e erbe medicinali raccolte il giorno di San Giovanni.

Lo stesso giorno si fa anche il nocino.

La sera di San Giovanni si mette una chiara d'uovo in un bicchiere con un po’ d’acqua e la si lascia per tutta la notte all’aperto. L'indomani mattina vedremo che si sarà trasformata nell'anello di San Giovanni.

La sera di S. Pietro (29.6) si mette la chiara d'uovo in un fiasco aperto (senza tappo e senza paglia) riempito con un po’ d’acqua, e lo si lascia tutta la notte all’esterno. L'indomani mattina si sarà trasformata nella barca di San Pietro.


Luglio, il taglio del fieno

Il significato di Luglio deriva da Giulio Cesare, il quale è nato il dodici di questo mese.

A Golino le susine vengono chiamate brügn da Sant’Ana.

L’8 luglio è il giorno di santa Elisabetta. Zabèta (pettegola) deriva da Elisabetta.

26 luglio: Sant’Anna. Si festeggia a Tegna all’omonimo oratorio detto anche Madonna delle Scalate.


Agosto, malaticcio

Agosto è dedicato all’imperatore Cesare Augusto. I Romani usavano originariamente un calendario lunare in cui il mese corrispondeva ad una lunazione. Primo agosto: “La festa federale, istituita nel 1891 in commemorazione dell’alleanza perpetua giurata il primo agosto 1291 da Uri, Svitto e Unterwalden, è celebrata dappertutto nelle forme ormai consacrate dalla tradizione: col suono delle campane per un quarto d’ora alle otto di sera e fuochi di gioia (falò), accesi sui monti, a cui si aggiungono nelle città e nelle borgate un corteo, fuochi d’artificio e un discorso patriottico.” (Vocabolario dei dialetti della Svizzera italiana, vol. 1)

A Verscio sul sentiero per Sant’Anna si trova il Sass da la paiaròla dove per la festa di Sant’Anna (26.7) e il 1° agosto si usava accendere il falò visibile dalle Terre di Pedemonte e Losone.

15 agosto: L’Assunzione della Beata Vergine Maria. Festa patronale a Tegna.

16 agosto: San Rocco (1295-1327); dopo la Madonna è il santo che nel Cantone conta il maggior numero di chiese (circa una cinquantina). Si adoperò a sollievo degli appestati. Viene raffigurato in veste di pellegrino con mantello e bastone nell’atto di mostrare la piaga sulla gamba sinistra; gli sta accanto il cane con in bocca un pane che quotidianamente gli portava. In passato, quando la festa cadeva in settimana, i parrocchiani di Tegna si recavano a Cavigliano in processione votiva per la peste.


Settembre, vendemmia, preparazione della cantina

Romolo stabilì che l'anno avesse 10 mesi. Per questa ragione Settembre era il settimo mese. Numa Pompilio lo portò a 12 mesi per farlo coincidere con l'anno solare.

8 settembre:  festa della Madonna del riposo a Golino. Don Siro Borrani (parroco a Verscio dal 1920 al 1926) cita una leggenda: “… un ricco signore lombardo, affetto da grave infermità, volle condursi al santuario di Re in valle Vigezzo per implorare la guarigione. Approdato ad Ascona, venne posto in portantina, non potendosi reggere in piedi; e toccando Losone e Golino intendeva condursi alla meta del suo viaggio per l’aspro sentiero di Centovalli. Incontratosi sopra Golino nella cappelluccia di cui vi ho parlato, volle arrestarsi per recitare tre volte l’Ave Maria. Non volevano aderire i gestatori della portantina, che pochi istanti prima avevano riposato altrove, ma si cedette finalmente alla volontà dell’infermo; il quale, detta con singolare fervore la sua preghiera, si sentì d’un tratto completamente ristabilito, talmente che non più in portantina ma con le sue gambe si condusse a Re, e non per implorare la grazia bensì per ringraziare la Vergine di averla sì meravigliosamente accordata.

Questo avvenimento destò, com’è naturale, una specialissima devozione nel popolo verso quella devota effigie della grande Madre di Dio. Una pia Associazione col popolo a gara, provvide alla costruzione di una piccola chiesa.

(Don Siro Borrani, “Il Ticino sacro”, Tip. e Libreria Cattolica di Giovanni Grassi, Lugano 1896)
Prima e seconda domenica di settembre: festa della Madonna del Sasso a Locarno. E’ la festa mariana che sta al primo posto nel cuore e nella devozione dei fedeli di tutto il Ticino, frequentata anche dalla Svizzera interna e dall’Italia.


Ottobre (Otóbri o utóbre)

Il 4.10 ricorre S.Carlo; si distribuivano i sancarlitt (scapolari), santini che proteggono i bambini. I sancarlitt sono anche i piccoli crisantemi che fioriscono nel tempo della Madonna del Rosario che ricorre il 7.10; si festeggia a Golino e Verscio la prima domenica del mese. A proposito di Madòna, a Verscio viene chiamata così anche la castagna dal guscio screpolato, aperto. A Intragna si dice otóbri o oción per ottobre.


Novembre (Novimbri)

A Cavigliano si dice nuémbri per novembre. 04.11 San Carlo; festa a Corcapolo. Il giorno di S. Martino (11.11) in chiesa si deponevano dei cartocci contenenti del sale che veniva poi benedetto; in seguito veniva usato per la cura delle bestie malate. Il giorno di S. Caterina (25.11) le zitelle trovavano la cenere o all’uscio di casa o sotto la copertina.


Dicembre (Dicémbri)

La Novena, ciclo di preghiere che dura nove giorni, viene chiamata noéna.

A Verscio viene così denominato anche il metodo per conservare le castagne allo stato fresco consistente nel lasciarle immerse nell’acqua per nove giorni.

S. Lucia (13.12) protettrice degli occhi; a Verscio, quando suonava l’Ave Maria nel giorno della Santa, si usava aspergere gli occhi con l’acqua benedetta.

Il 31.12 i bambini portavano in tutte le case un ramo di alloro che veniva poi bruciato; si diceva che portava fortuna per tutto l’anno venturo.

Il mese di dicembre è stato distrutto per aprire l’entrata verso la nuova chiesa.


(Appunti tratti dalla Rivista Treterre 2010-2011, "Vita contadina d'un tempo" di Andrea Keller).



6. Le case patrizie

Ottobre (Otóbri o utóbre)

Il 4.10 ricorre S.Carlo; si distribuivano i sancarlitt (scapolari), santini che proteggono i bambini. I sancarlitt sono anche i piccoli crisantemi che fioriscono nel tempo della Madonna del Rosario che ricorre il 7.10; si festeggia a Golino e Verscio la prima domenica del mese. A proposito di Madòna, a Verscio viene chiamata così anche la castagna dal guscio screpolato, aperto. A Intragna si dice otóbri o oción per ottobre.


Novembre (Novimbri)

A Cavigliano si dice nuémbri per novembre. 04.11 San Carlo; festa a Corcapolo. Il giorno di S. Martino (11.11) in chiesa si deponevano dei cartocci contenenti del sale che veniva poi benedetto; in seguito veniva usato per la cura delle bestie malate. Il giorno di S. Caterina (25.11) le zitelle trovavano la cenere o all’uscio di casa o sotto la copertina.


Dicembre (Dicémbri)

La Novena, ciclo di preghiere che dura nove giorni, viene chiamata noéna.

A Verscio viene così denominato anche il metodo per conservare le castagne allo stato fresco consistente nel lasciarle immerse nell’acqua per nove giorni.

S. Lucia (13.12) protettrice degli occhi; a Verscio, quando suonava l’Ave Maria nel giorno della Santa, si usava aspergere gli occhi con l’acqua benedetta.

Il 31.12 i bambini portavano in tutte le case un ramo di alloro che veniva poi bruciato; si diceva che portava fortuna per tutto l’anno venturo.

Il mese di dicembre è stato distrutto per aprire l’entrata verso la nuova chiesa.


(Appunti tratti dalla Rivista Treterre 2010-2011, "Vita contadina d'un tempo" di Andrea Keller).



6. Le case patrizie

Palagnedra si distingue dagli altri paesi della valle per il gruppo di case patrizie di notevoli dimensioni e di pregevole fattura, spesso decorate all’esterno e all’interno.

Queste costruzioni sono il frutto dell’emigrazione di alcune famiglie, dove operarono soprattutto in Toscana, giungendo ad ottenere la privativa delle dogane di Livorno.


7. Lo stemma dei Medici di Firenze

Su un balcone di una casa patrizia all’interno del nucleo risalente alla metà del 1700, è raffigurato lo stemma dei Medici di Firenze, un casato nobile presso il quale un certo Petronio Mazzi era entrato al servizio in qualità di tesoriere. Tornato al paese non aveva dimenticato di mettere la sua fortuna a disposizione della comunità, migliorando le vie di comunicazione e costruendo alcune cappelle.

I Medici sono una delle più note famiglie principesche di Firenze, protagonisti della storia italiana ed europea dal 15. al 18. secolo.

Oltre ad aver retto le sorti della città di Firenze prima e della Toscana poi, dal 1434 fino al 1737, e aver dato i natali a tre papi e due regine di Francia, i Medici godono di una straordinaria fama per aver promosso in misura fuori del comune e per diverse generazioni la vita artistica, culturale, spirituale e scientifica del loro tempo. Le loro straordinarie collezioni d'arte, di oggetti preziosi, di libri e manoscritti, di rarità e di curiosità si sono conservate praticamente integre fino ai giorni nostri e sono alla base del patrimonio di molte delle più importanti istituzioni culturali di Firenze.


8. Foto quiz

Dove si trova ?

Se fate un giro del paese potrete scoprire altre meraviglie. Quello che vi proponiamo qui è di scoprire dove si trova l’iscrizione “16I5” che appare nella foto.

Per aiutarvi possiamo dire che non è molto lontano dalla casa con lo stemma dei Medici…


9. Camino in piazza

Sulla piazza del paese, nel giardino di fronte all’osteria, si può ammirare un maestoso camino, la parte rimasta di una casa quattrocentesca andata distrutta.

In generale, il camino ha fatto la sua apparizione all’interno della casa solo negli ultimi secoli, e veniva addossato alla casa stessa praticando un’apertura nella parete. Diversi di questi camini sono visibili all’interno del nucleo.

Inizialmente, il fuoco veniva acceso al centro della cucina e il fumo usciva dal tetto in piode.


10. Ostello comunale

Situato sulla piazza del paese, l’ostello offre 36 posti letto; una cucina completamente arredata, un ripostiglio e il locale lavanderia; al pianterreno la sala da pranzo con camino e TV, al primo e secondo piano si trovano le camere con servizi e doccia.

Nelle vicinanze vi sono aree per lo svago e comodi sentieri per escursioni e gite visibili sul sito internet www.procentovalli.ch


11. Cappella della Madonna di Re

La cappella, dedicata alla Madonna di Re, è situata all’entrata del paese, inserita nel muro di cinta del giardino di casa Mazzi, la prima casa sulla sinistra all’entrata del paese.

Sullo sfondo è raffigurata la Madonna di Re col Bambino con tre rose nella mano sinistra e l’iscrizione: “IN GREMIO MATRIS SEDET SAPIENTIA PATRIS” e il nome del committente dell’opera: “PIETRO E GIOV:GVGLIEMO DI IACOPO MAZZI 1724”; vi figura pure lo stemma della famiglia Mazzi.

A sinistra il Cristo nel giardino degli ulivi e un angelo nel cielo. Sulla parete destra Sant’Antonio da Padova col Bambino. Sulla volta, le anime purganti e un angelo nel cielo.

Spicca inoltre l’iscrizione sulla volta: “GUARDA O PASSAGER E QUALCHE TU FAI/PREGA IDDIO PER NOI ANCHE TU GODERAI”


12. Mulino patriziale

Il mulino di Palagnedra, situato in zona "Niuun" sotto al paese è l'unica struttura di tutta la regione che conservi ancora le parti molinarie interne in legno. Di proprietà del patriziato di Palagnedra venne costruito dalla famiglia Fenacci nel 1856,  come attesta l'iscrizione sull'architrave della finestrella nella parete nord dell'edificio, i cui eredi ne fecero donazione al patriziato.

La costruzione è stata completamente restaurata nel 2005, ricostruendo il canale di adduzione dell'acqua e la ruota esterna in modo da permettere la macinatura a scopi dimostrativi. Sono previste visite guidate e la messa in funzione dell’impianto (vedi informazioni).


INFORMAZIONI  

                                                                    

Ostello comunale                  

L’ostello dispone di 36 posti letto suddivisi in una camera da 16 posti letto, una da 8, due da 4 e due da 2. Per informazioni e prenotazioni rivolgersi al custode:

Stefan Früh, Centorustici, 6655 Intragna

tel. 091 780 74 40 - fax 091 780 74 41 - info@centorustici.ch

Cancelleria comune Centovalli: 091 798 11 53 - aperto: lunedì 14 - 16

Ulteriori informazioni si possono ottenere sul sito www.intragna.ch

Osteria Ghiridone (Poletti), sulla piazza del paese, tel. 091 798 12 21

Ferrovia Centovalli
FART Locarno, 091 756 04 00, www.centovalli.ch

Mulino patriziale                  

Per visite guidate e messa in funzione del mulino (Aprile-Novembre), contattare il signor Rodolfo Wenger, Tel. 091 798 14 61.
               
Museo regionale Centovalli e Pedemonte, 6655 Intragna
091 796 25 77,
info@museocentovalli.ch, www.centovalli.net
aperto da Pasqua a fine ottobre: 14°° - 18°° - lunedì chiuso
Entrata, Fr. 5.- gruppi, Fr. 3.- studenti, Fr. 1.-

- Internet corner - informazioni turistiche - salita sul campanile più alto del Ticino, altezza m. 65

InfoPoint Intragna                 

091 780 75 00 - aperto 9.30 - 12.30 (lunedì + 14°° - 17°°)
al pomeriggio rivolgersi al Museo

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