Centovalli - la Scuola al Monte
9. Rasa - Bordei
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Verdasio stazione - Rasa - Bordei - Palagnedra

Tragitto in treno con la Centovallina fino alla stazione di Verdasio, salita in funivia verso Rasa, visita del paese e discesa su Bordei;

visita del paese, uno dei meglio conservati della valle, visita della “nevèra” sopra il paese e proseguimento a piedi fino a Palagnedra;

visita del paese, degli affreschi nella chiesa parrocchiale e del mulino e discesa sulla cantonale per riprendere il trenino alla stazione di Palagnedra.

 

Tempo di percorrenza: ca. 6 ore.

1. SerGatto presenta…                                      

LUNGO IL PERCORSO

2. In viaggio con la Centovallina

3. La strada cantonale                                                      

STAZIONE VERDASIO - FUNIVIA PER RASA
(8 persone per viaggio)       

4. La funivia Verdasio-Rasa                            

5. Rasa, visita del paese
ca. 30 min.

A PIEDI PER BORDEI
ca. 1 ora

6. Terra Vecchia
7. Il nucleo di Bordei
ca. 30 min.

8. La “nevèra” di Bordei
ca. 30 min.

ARRIVO A PALAGNEDRA
ca. 2 ore

9. Visita del paese
ca. 30 min.

10. Gli affreschi della chiesa parrocchiale

ALLA STAZIONE DI PALAGNEDRA
ca. 30 min.

11. La “Via 2000” di Alain Garnier

12. L'oratorio dei "Sirti"
13. La diga di Palagnedra

RIENTRO IN TRENO
                  

14. Varianti e proposte

15. Informazioni

PERCORSO TOTALE DA RASA A PALAGNEDRA-STAZIONE: ca. 6 ore

1.                           SerGatto presenta…    

 

Salve amici,

la proposta di oggi vi porterà a volare in alto, molto in alto… ma niente da aver paura.

Ma andiamo con ordine…

Inizieremo come sempre da Locarno, con il trenino bianco e blu della Centovallina, la ferrovia che percorre le Centovalli: 20 chilometri circa in territorio svizzero, e una trentina di chilometri nel tratto italiano. E’ un trenino molto bello che attraversa paesaggi altrettanto belli e se un giorno avrete la fortuna di percorrere tutto il tragitto passerete sopra 83 ponti - alcuni molto alti da far venire i brividi - e ben 34 gallerie. Pazienza ! oggi entreremo in circa una ventina di gallerie soltanto. Magari, provate a contarle se riuscite a tenere il conto.

 

Tra un ponte e una galleria, percorreremo le Centovalli - che nella parte italiana si chiama Valle Vigezzo - arriveremo alla stazione di Verdasio, pronti per spiccare il volo…

Infatti, qui ci attende la funivia che in cinque minuti ci porterà a Rasa, un grazioso paesello dove non arriva la strada e quindi non ci sono macchine a disturbarci.

Come detto all’inizio, la funivia ci porterà in alto, ma niente paura… importante, soprattutto nel primo tratto che attraversa la valle, non guardare giù ma sempre in alto, verso il maestoso Monte Gridone, a volte sorridente e altre un po’ imbronciato, dall’alto dei suoi oltre duemila metri di altezza.

Cinque minuti sospesi nel vuoto ed eccoci giunti a Rasa.

Un giro del paese per assaporare la calma e la tranquillità che vi regna senza dimenticare di gettare uno sguardo ai diversi paeselli dell’alta valle. Poi, iniziamo la nostra marcia verso Bordei, altro bellissimo paesello che ci appare di fronte.

Per raggiungere Bordei ci sono due possibilità: un sentiero abbastanza pianeggiante oppure la possibilità di scendere a Terra Vecchia, l’antica Rasa, e risalire sul versante opposto.

Anche qui, l’immancabile visita del paese completamente restaurato ad opera della Fondazione Terra Vecchia con l’aiuto dei suoi ospiti della comunità terapeutica.

Una breve pausa e poi via di nuovo imboccando la stradina e poi il sentiero per Palagnedra, che ci porterà alla “nevèra” sopra il paese, all’inizio del sentiero per il Gridone.

Si tratta di una grotta all’interno della quale circola un’aria particolarmente fresca, soprattutto durante la stagione calda, dove in passato gli abitanti del paese vi mettevano i loro prodotti per conservarli al fresco.

Dopo questa rinfrescata, si riparte verso Palagnedra dove ci attendono altre sorprese: la visita del paese, con le sue case monumentali frutto dell’emigrazione dei tempi passati soprattutto nella zona di Firenze, la chiesa parrocchiale con i suoi affreschi che riproducono i mesi delle stagioni e i lavori che i contadini eseguivano.

Quale variante, se ancora avrete tempo, la visita del mulino sotto al paese dove potrete assistere alla macinatura del grano.

 

Certamente, ora sarete anche un po’ stanchi, ma coraggio… ancora un piccolo sforzo! Una mezz’oretta e saremo alla stazione di Palagnedra per riprendere il trenino bianco e blu che vi riporterà a casa.

Buona passeggiata a tutti e... arrivederci alla prossima avventura !!!

 

Il vostro amico SerGatto

2.                          In viaggio con la Centovallina        

Il viaggio inizia dalla stazione sotterranea di Locarno-Muralto inaugurata nel 1990 dopo la costruzione della galleria da Solduno a Muralto, che ha permesso di eliminare il tracciato ferroviario dalla città. La prima parte del viaggio è quindi in galleria, prima di sbucare nella parte Ovest di Solduno, nei pressi della nuova stazione di San Martino.

Il tragitto corre parallelo al fiume Maggia fino a Ponte Brolla; qui si svolta a sinistra passando sopra il primo ponte del tragitto dal quale si vedono le gole profonde e insidiose della Maggia. Si prosegue attraversando i paesi del Pedemonte - le Tre Terre - e dopo Tegna, Verscio e Cavigliano, arriviamo ad Intragna, sede del Museo regionale delle Centovali e del Pedemonte.

La ferrovia delle Centovalli, nota come “Centovallina” venne inaugurata nel 1923.

Il tracciato, a scartamento ridotto e costellato di ponti e gallerie, è lungo una cinquantina di chilometri, dei quali 20 in territorio svizzero e conta ben 83 ponti e 34 gallerie.

La sua lunga storia inizia nel lontano 1898 allorché Francesco Balli, sindaco di Locarno, trasmette al Consiglio federale la domanda di concessione per una rete ferroviaria da Locarno a Domodossola. Nel maggio del 1913 iniziano i lavori di costruzione sulla parte svizzera che il 23 novembre dello stesso anno vengono improvvisamente sospesi a seguito del fallimento della Banca Franco-Americana finanziatrice dell’opera. I lavori riprendono nell’aprile del 1914 ma proseguono a ritmo ridotto, per poi essere sospesi del tutto, con l’inizio della prima guerra mondiale. Si riprende di nuovo nell’agosto del 1921 e, finalmente, il 27 marzo del 1923 le due squadre addette alla posa dei binari (una svizzera e una italiana) si collegano a Santa Maria Maggiore e il 25 novembre dello stesso anno la ferrovia viene infine inaugurata ufficialmente.

Nota: Per scartamento ferroviario si intende la distanza intercorrente tra i lati interni delle due rotaie. Nel caso della Centovallina, viene impiegato uno scartamento ridotto, ossia di m/m 1000 tra le due rotaie anziché di m/m 1435 utilizzato nella maggior parte delle ferrovie.

Lo scartamento da 1435 m/m fu ideato da George Stephenson per la linea ferroviaria Stockton - Darlington. Si impose rispetto agli altri scartamenti (in special modo a quello di 2140 mm della Great Western Railway) dopo che nel 1845 una commissione parlamentare inglese ne aveva raccomandato l'adozione per tutte le linee ferroviarie in costruzione. Il motivo sottostante a questa decisione fu che lo scartamento da 1435 consentiva di raggiungere una buona velocità con la tecnologia dell'epoca.

3.                           La strada cantonale      

La strada internazionale delle Centovalli rappresenta un'importante via di comunicazione trasversale, in grado di collegare rapidamente il Locarnese con il Sempione; per lunghi anni negletta, la strada internazionale delle Centovalli è attualmente oggetto di importanti lavori di sistemazione che andranno a garantire la sicurezza del transito veicolare, senza tuttavia snaturare il percorso originale, andando così ad inserirsi in modo armonico nel paesaggio circostante.

La strada giunse a Camedo nel 1896 ma il collegamento con l’Italia avvenne soltanto nel 1906 con la costruzione del ponte della Ribellasca - sull’omonimo riale che segna il confine con l’Italia - per circa 2/3 di proprietà italiana.

Dopo tale periodo e pur con qualche miglioramento, il tracciato è rimasto pressoché identico all'originale con notevoli difficoltà di transito; va ricordata a questo proposito la frana di Dirinei in prossimità di Corcapolo e la zona instabile dei Ruinacci, poco prima dell'abitato di Camedo. Proprio a questo proposito, il Cantone aveva a suo tempo elaborato un progetto di aggiramento del paese che prevedeva l'abbandono della sponda sinistra e la costruzione di alcuni viadotti e gallerie nella campagna di Camedo e sopra il laghetto artificiale. La Confederazione, principale finanziatrice del tracciato, si oppose energicamente a tale progetto, il quale venne riposto nel classico... cassetto dove verosimilmente vi rimarrà ancora per diversi anni.
Nel 1997, l'Associazione dei comuni, d'intesa con i comuni di Intragna, Palagnedra e Borgnone, nell'intento di uscire da questo impasse, sottoposero al Cantone l'idea di appoggiare il progetto di aggiramento della zona franosa attraverso una galleria; parallelamente, proposero al Cantone di studiare una soluzione per ovviare ai numerosi pericoli nel tratto tra Intragna e lo svincolo per Palagnedra. Tale idea venne accettata e lo stesso Dipartimento del territorio elaborò un progetto di sistemazione e messa in sicurezza in quindici punti.
 

Il relativo credito-quadro (circa 14 milioni finanziati in gran parte dalla Confederazione) venne sottoposto al Gran Consiglio il quale, nel 1999, stanziò un primo credito esecutivo di circa 5 milioni ai quali si aggiunsero altri 6 milioni nel dicembre 2001 per la realizzazione della seconda fase.  
Al momento attuale i lavori procedono secondo il programma stabilito, gli interventi si inseriscono in modo ottimale nel paesaggio e già se ne possono apprezzare i vantaggi di un traffico più scorrevole e sicuro in quei punti particolarmente difficoltosi.

4.                           La funivia Verdasio-Rasa
La cabina della funivia, che parte dalla stazione di Verdasio, può trasportare al massimo 8 persone.
Costruita nel 1958, è agibile da marzo a metà novembre, con corse ogni 20 minuti, dalle 9°° alle 13°° e 
dalle 14.20 alle 18°°.
Dati tecnici:
lunghezza: 1105 m, dislivello: 358 m, tempo di percorrenza: 5 minuti.

 

5.                           Rasa, visita del paese         

Il paese di Rasa era parte del comune di Palagnedra fino al 1864 quando divenne autonomo. A seguito del forte calo demografico, si è aggregato con Intragna nel 1972.

L'assenza di una strada carrozzabile - ancora oggi non c'è nessuna possibilità di recarsi a Rasa con un veicolo a motore - è però servita a preservare intatta la struttura del villaggio.
In precedenza, il villaggio di Rasa era situato più in basso, nel luogo oggi chiamato Terra Vecchia. Nel corso dei secoli, gli abitanti hanno abbandonato il vecchio paese e si sono stabiliti in quello che conosciamo oggi. Il villaggio d'origine è così stato completamente abbandonato verso la metà del diciannovesimo secolo. Solo nel 1970 la Fondazione Terra Vecchia, nata su iniziativa di un cittadino bernese, ha intrapreso il restauro dei villaggi di Bordei (che è sempre stato abitato) e Terra Vecchia. Oggi la fondazione ha l'obiettivo di "aiutare bambini, giovani e adulti minacciati da problemi relazionali con sé e con il mondo".

 

La chiesa di Sant'Anna di Rasa venne costruita a partire dal 1746 e fu ultimata nel 1753. Risale al 1615 la chiesetta di Terra Vecchia, dedicata alla Madonna della Neve. Rasa costituì parrocchia autonoma nel 1644, staccandosi da Palagnedra. Il cimitero risale al 1898 ed il campanile è dotato di 5 campane fuse a Malnate nel 1835 .(?)

L'interno della chiesa è provvista di 3 altari e un organo e tra gli arredi spicca il pallio dell'altare maggiore in rame dorato e argentato che reca al centro una tavoletta ovale con l'effigie di Sant'Anna con Maria Santissima, opera del pittore Antonio Ciseri di Ronco sopra Ascona.

 

Dopo la visita del paese si prende il sentiero pianeggiante che sale verso Termine, si svolta a destra e si prende il pittoresco sentiero che scende nel bosco in direzione di Bordei. Quale variante più impegnativa, la discesa su Terra Vecchia, sotto Rasa, e la risalita verso Bordei.

6.                           Terra Vecchia         

Il documento più antico sul villaggio Terra Vecchia, nelle Centovalli, risale all’anno 1379.
Gli abitanti erano andati a lavorare nel porto di Livorno ed al ritorno, ormai benestanti, costruirono il paese di Rasa lasciando deperire per molti anni Terra Vecchia. Il villaggio, inghiottito negli anni dalla natura e ridotto ad una rovina, è formato da una chiesetta e una decina di abitazioni che la Fondazione Terra Vecchia Villaggio sta attualmente restaurando.

7.                           Il nucleo di Bordei            

In 30 anni di ricostruzione, con l’aiuto degli ospiti della terapia, studenti, volontari e tecnici, sono stati riattati in modo ottimale: un intero paese, due chiese, Bordei e Terra Vecchia, e riportati a zone di agricoltura terreni di montagna ormai abbandonati alla natura. Tutti questi lavori e i progetti futuri costituiscono le fondamenta della vita di questa comunità.

La “Fondazione Terra Vecchia Villaggio” è nata nel 2004 dalla riorganizzazione della “Fond. Terra Vecchia” fondata a Berna nel lontano 1973, la quale comprendeva da un lato la terapia e la riabilitazione e dall’altro la protezione del paesaggio e gli immobili di Bordei e Terra Vecchia.

I diversi settori comprendono l’Osteria, la comunità terapeutica, l’agricoltura e diversi laboratori e ateliers.
Tra gli obiettivi futuri figurano un luogo d’incontro, di riflessione e del silenzio, un centro di educazione a Terra Vecchia oltre all’attività agricola, giardini, selve di castagno, frutteti e vigneti.

8.                           La “nevèra” di Bordei        

Si tratta di anfratti naturali ricavati da uno scoscendimento, all’interno dei quali circola un’aria particolarmente fredda proveniente dal sottosuolo che, soprattutto nei mesi estivi, mantiene una temperatura costante attorno agli 8-10 gradi. In funzione fin verso il 1930, queste dispense naturali servivano per la conservazione dei prodotti dell’agricoltura.
La grotta principale, situata a circa 4 metri di profondità, si trova sul sentiero per il Gridone, a circa 200 metri dalla biforcazione del sentiero che prosegue verso Palagnedra e Moneto ed è posta sulla destra di uno spiazzo erboso; se ne avverte la presenza in quanto l’aria si fa vieppiù fresca man mano ci si avvicina. Accanto alla nevèra principale che serviva per tutta la comunità si trovano altri piccoli anfratti ad uso personale delle singole famiglie.

9.                           Palagnedra - visita del paese         

Palagnedra si distingue dagli altri paesi della valle per il gruppo di case patrizie di notevoli dimensioni e di pregevole fattura, spesso decorate all’esterno e all’interno.

Queste costruzioni sono il frutto dell’emigrazione di alcune famiglie, dove operarono soprattutto in Toscana, giungendo ad ottenere la privativa delle dogane di Livorno.

Su un balcone di una casa patrizia all’interno del nucleo risalente alla metà del 1700, è raffigurato lo stemma dei Medici di Firenze, un casato nobile presso il quale un certo Petronio Mazzi era entrato al servizio in qualità di tesoriere. Tornato al paese non aveva dimenticato di mettere la sua fortuna a disposizione della comunità, migliorando le vie di comunicazione e costruendo alcune cappelle.

I Medici sono una delle più note famiglie principesche di Firenze, protagonisti della storia italiana ed europea dal 15. al 18. secolo.

Oltre ad aver retto le sorti della città di Firenze prima e della Toscana poi, dal 1434 fino al 1737, e aver dato i natali a tre papi e due regine di Francia, i Medici godono di una straordinaria fama per aver promosso in misura fuori del comune e per diverse generazioni la vita artistica, culturale, spirituale e scientifica del loro tempo. Le loro straordinarie collezioni d'arte, di oggetti preziosi, di libri e manoscritti, di rarità e di curiosità si sono conservate praticamente integre fino ai giorni nostri e sono alla base del patrimonio di molte delle più importanti istituzioni culturali di Firenze.

Sulla piazza del paese, nel giardino di fronte all’osteria, si può ammirare un maestoso camino, la parte rimasta di una casa quattrocentesca andata distrutta.

In generale, il camino ha fatto la sua apparizione all’interno della casa solo negli ultimi secoli, e veniva addossato alla casa stessa praticando un’apertura nella parete. Diversi di questi camini sono visibili all’interno del nucleo.

Inizialmente, il fuoco veniva acceso al centro della cucina e il fumo usciva dal tetto in piode.

La primitiva Chiesa di Palagnedra,  dedicata a San Michele, risale a poco prima del 1200 - è infatti menzionata in una pergamena del 1236 - e dipendeva dalla pieve di San Vittore di Muralto.

Di essa rimane la vasca battesimale, passata al Museo cantonale ed esposta al castello di Montebello a Bellinzona, una rozza croce di pietra piazzata all’esterno e qualche colonnetta. Nella seconda metà del 1400 la Chiesa venne allungata di 8 metri verso occidente e le pareti furono ornate dagli affreschi di Antonio da Tradate, restaurati da Carlo Mazzi nel 1966.

L'attuale Chiesa risale al 1640 ma fu terminata solo nel 1734 e presenta una riproduzione della celebre "Annunciata" di Firenze, eseguita nel 1602 e dono degli emigranti, quadri del sei e settecento e una Madonna dell'800 dipinta da Antonio Ciseri.

10.                           Gli affreschi della chiesa parrocchiale     

Opera del pittore Antonio da Tradate che la eseguì nella seconda metà del 1400, la raffigurazione dei mesi di Palagnedra costituisce una particolarità della chiesa dedicata a San Michele. Situati nell’antico coro, che costituiva la chiesa primitiva in  seguito ampliata, sono raffigurati i lavori tipici che, mese dopo mese, accompagnavano le stagioni della vita contadina. (vedi punto 14)

11.                           La “Via 2000” di Alain Garnier          

Le opere di Alain Garnier si trovano disseminate lungo il sentiero che conduce dal lago al villaggio e all’interno del nucleo e costituiscono la “Via 2000”, anno della sua inaugurazione.Alain Garnier, nato a Blois (Francia) nel 1926, ha studiato a Parigi, Ginevra, Losanna e Monaco ed è morto ad Embrach (ZH) nel 2005. Dal 1972 viveva parte dell’anno a Palagnedra dove aveva installato un piccolo atelier. Decoratore di teatro, ceramista, disegnatore di porcellane, ha creato originali sculture unendo rottami di metallo.

12             L’oratorio dei “Sirti”

Il piccolo oratorio ai bordi del laghetto, eretto nel 1713, è dedicato al Santissimo Nome di Maria, raffigurata in un dipinto del 1728 sopra il portale. Meglio noto come l’oratorio della Madonna dei Sirti, riveste un’importanza storica in quanto fino al 1838 si riuniva la comunità dell’antico comune delle Centovalli.

La comunità delle Centovalli, attestata per la prima volta in una pergamena del 1236, fu smembrata nel 1838, dando origine ai comuni autonomi di Borgnone, Palagnedra e Rasa.

In tempi recenti, nel 1972, Rasa diventa frazione di Intragna e nel 2009, con la fusione di Borgnone, Palagnedra e Intragna viene costituito il nuovo comune delle Centovalli.

13   La diga di Palagnedra   

Costruita negli anni 1950 - 53 la diga di Palagnedra è stata la prima di una fitta rete di impianti idroelettrici presenti in tutto il Locarnese e collegati fra loro da numerose gallerie che permettono di sfruttare la forza dell’acqua per il funzionamento di diverse centrali. Basti pensare che a Palagnedra giunge l’acqua proveniente dal lago del Gries, nell’alto Vallese, che termina il suo lungo viaggio di oltre 60 km. nel Lago Maggiore.

Il bacino di Palagnedra raccoglie le acque delle Centovalli, delle valli Maggia e Onsernone e il deflusso dalla centrale di Cavergno.

Complessivamente, un bacino imbrifero di 750 km2 alimenta la centrale Verbano, ultimo anello della catena di impianti.

Assolutamente incontaminata, l’acqua viene infine restituita al Lago Maggiore.

Il dislivello di quasi 2200 m tra il bacino del Gries a quota 2386 msm e il lago Maggiore a 193 msm è il salto più alto utilizzato da una serie di grandi impianti di accumulazione in Svizzera.

Nella parte alta, troviamo le captazioni d’acqua della Val Aegina, della Val Bedretto e dell’alta Val Bavona, i bacini d’accumulazione Gries, Cavagnoli-Naret e i bacini di compenso Robiei-Zött. Raccolte su un’area alpina di 70 km2, queste acque sono utilizzate nelle centrali di Altstafel, Robiei e Bavona.

Nella zona intermedia, le captazioni dell’alta Val Lavizzara alimentano il bacino d’accumulazione del Sambuco e la sottostante centrale Peccia. Gli afflussi raccolti nel bacino di compenso di Peccia, aggiunti ai deflussi dalle centrali Bavona e Peccia, alimentano poi la centrale Cavergno.

L’intera rete comprende 35 captazioni d’acqua, 140 km di gallerie e condotte, 8 bacini artificiali e 6 centrali.

Possibile la visita agli impianti previa richiesta a: Officine Idroelettriche della Maggia SA

Via in Selva 11, CH-6604 Locarno

Tel. 091 756 66 66 – Fax 091 751 80 92

www.ofima.ch - maggia@ofima.ch

14. Varianti e proposte

A - Animazioni sulla raffigurazione dei mesi

Vedi allegato: 8.MESI.PALAGNEDRA

B - visita del mulino patriziale

Per visite guidate e messa in funzione del mulino (Aprile-Ottobre), contattare il signor Rodolfo Wenger, Palagnedra, Tel.. 091 798 14 61.

Tempo di percorrenza: ca. 2 ore.

15. Informazioni

Vedi allegato: 8.MESI.PALAGNEDRA

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