Storia... e storie delle Centovalli
Centovalli
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Le origini dell'antica comunita' di Centovalli - Atto di donazione di Federico Barbarossa
 
Le origini dell'antico Comune di Centovalli, alla stessa stregua di altre comunita' del Cantone, rimangono avvolte nel buio della storia; e questo stato di cose e' in gran parte dovuto alla mancanza di documenti anteriori al XII secolo.
In realta', un documento dell'anno 751 fa stato di una donazione fatta dal conte Wido o Guido da Lomello all'abbazia di Disentis di alcuni suoi presunti possedimenti nel locarnese, tra l'altro "ad Centum Valle", quindi nelle Centovalli.
Purtroppo, come spesso succedeva in quei tempi, l'atto di donazione risulta essere un falso documento redatto verosimilmente nel XII secolo. Il conte in questione, e' infatti vissuto nella prima meta del XII secolo e non gia' nell'VIII come risulta dal documento.
Ciononostante, alcuni secoli dopo, nel 1154, l'imperatore Federico Barbarossa conferma questi possedimenti attraverso un diploma perfettamente autentico e valido, redatto a Roncaglia in occasione della dieta imperiale che si tenne il 30 novembre dell'anno 1154.
E' fuor di dubbio la relazione tra i due documenti in quanto l'analogia e' evidente tanto nei termini quanto nei possedimenti: il testo, salvo alcuni passaggi nel preambolo e nella firma, e' ripreso parola per parola, mentre le localita' legate al monastero sono le medesime; si tratta per lo piu' di possedimenti nel Luganese, Malcantone e Varesotto, situate lungo la via del Lucomagno che attraversava la Valle di Blenio, il Bellinzonese, e varcato il Ceneri si dirigeva verso Ponte Tresa e raggiungeva Varese in quattro giorni di viaggio, da dove si dipartiva il collegamento con Milano e Pavia.
Anche se appare chiaro che il diploma, in pratica la conferma di beni gia' in possesso dell'abbazia, venne in qualche modo estorto sulla base di un preesistente documento praticamente privo di valore, lo stesso Barbarossa non esito' ad aggiungere all'elenco dei beni altre due localita' del Luganese. Trattandosi verosimilmente della conferma di beni gia' posseduti dall'abbazia di Disentis rimane al momento poco chiaro in che modo e a partire da quando gli stessi monaci ne vennero in possesso; unica ipotesi, che gia' a quei tempi la nostra regione appartenesse a qualche signore locarnese, in qualche modo legato con l'abbazia di Disentis.
Si puo' quindi ritenere, che in mancanza di altre indicazioni piu' antiche, sia questo il primo documento nel quale e' attestata l'esistenza del vecchio comune o quantomeno della nostra valle.

Tra ipotesi e certezze

 

A prescindere da questa data, e volendo indagare oltre nei tempi piu' remoti, non si possono fare che supposizioni, piu' o meno verosimili.

Siamo comunque portati a credere che la nostra valle non fosse abitata  nell'antichita', e questo per diversi motivi.

Innanzitutto perche' al di fuori delle grandi vie di comunicazione attraverso le alpi centrali, individuate nei passi alpini del San Bernardino, Lucomagno e San Gottardo e dalla parte occidentale il Sempione, tutte comunque confluenti al Lago Maggiore. Tra le vie secondarie, che pure ebbero la loro importanza, i passaggi attraverso l'alta Valle Maggia, la Formazza ed i passaggi nella zona del Sempione.

In una cartina del secolo scorso figura un collegamento tra Craveggia verso i Bagni di Craveggia in Valle Onsernone, che continuando verso la Valle di Vergeletto giungeva in Val di Campo; non e' escluso che questa via venisse praticata, oltre che dai Vigezzini  per recarsi sui loro alpi, anche da quelli di Cannobio che nel 1204 avevano possedimenti in Bavona e Lavizzara.

Neanche il Moriggia, nella sua "Historia del Lago Maggiore" del 1603 ci sembra un valido aiuto: egli infatti asserisce che dalla Valle Maggia "caminasi per la Valle di Lusernono, et per le Centovalle presso Canobio". Ora, se appare chiaro che dalla Valle Maggia si potesse raggiungere la Valle Onsernone non e' altrettanto evidente se da qui si potesse proseguire in direzione di Craveggia e quindi Cannobio (in qual caso ha dato alla Valle Vigezzo il nome di Centovalli) oppure se dall'Onsernone la strada proseguisse veramente in direzione delle Centovalli, in qual caso il termine "Centovalle presso Canobio" sarebbe fuori posto.

Nella nostra valle, oltre Intragna, non sono stati segnalati ritrovamenti di antichi insediamenti anche se da tempo stiamo verificando la fondatezza dell'esistenza di una via romana attraverso le Centovalli e pure dei ritrovamenti di ascie del Neolitico a Palagnedra. Per contro, a Malesco, nel corso di scavi sono emersi dei reperti che hanno potuto stabilire l'esistenza in loco di un insediamento militare romano. Questo ci fa pensare che se un collegamento esistesse in tempi remoti, questo sarebbe piuttosto tra la Valle Vigezzo ed il lago Maggiore attraverso la Cannobina. La presenza in Vigezzo di diversi massi cuppellari, alcuni proprio all'inizio della Val Cannobina, cosa non riscontrata nelle Centovalli, potrebbe pure confermare origini antiche per la Valle Vigezzo. Da notare inoltre che la chiesa di Malesco, come per altri paesi situati lungo vie di comunicazione importanti, e' dedicata ai santi Pietro (primo apostolo di Cristo) e Paolo.

Tutto questo, sempre restando nel campo delle ipotesi, potrebbe dimostrare l'inesistenza di un passaggio importante nell'antichita attraverso le Centovalli avendo a due passi la "concorrenza" del passaggio Domodossola-Malesco-Cannobio, con diretto accesso al lago e alla piu' comoda via litoranea.

Le Centovalli, potrebbero aver avuto una certa importanza quale collegamento trasversale; siamo tuttavia dell'idea che tale importanza, sempre comunque di valore regionale (Locarnese e zone limitrofe) avvenne soltanto in tempi piu' recenti, con l'inizio dell'emigrazione attorno al '500, ed in particolare nei secoli seguenti, verso la Francia. In una cappella sotto al paese di Verdasio figura l'iscrizione "L'anno 1797 li 29 marzo Giovan Angelo Zanoti e passato per andare in Francia". Il che ancora non vuole dire che l'antico collegamento con Locarno sulla sponda sinistra della valle, la Via del Mercato, o Via Ossolana, fosse la prima ed unica via praticabile; in un'altra cartina dell'ufficio addetto all'inventario delle vie storiche, il collegamento tra Rasa ed i monti di Ronco sopra Ascona e' denominato "via Centovallina". Ancora, il Ponte nuovo presso Intragna, meglio conosciuto come "ponte romano" e' in realta' attestato solo nel 1588, anche se cio' non esclude a priori la presenza di un manufatto piu' antico, mentre solo nel 1497 si parla della costruzione di un ponte che colleghi Intragna con il Pedemonte.
 
Museo regionale delle Centovalli - m/m - 12/2002

I primi insediamenti realmente accertati

 

Abbiamo gia detto del diploma confermato da Federico Barbarossa nel 1154, che ancora non stabilisce l'esistenza di centri abitati; per questo dovremo ancora aspettare fino al 1236 quando in una prima pergamena dell'antico Comune incontriamo, oltre alla chiesa di San Michele di Palagnedra, una sessantina di persone ripartite nei diversi nuclei di Sourario, l'attuale Saoree, Colunzo e Bagnatore, due nuclei questi che costituiranno l'odierna Costa, Lionza, Borgnone, Moneto, Palagnedra, "Oro", un nucleo che non abbiamo potuto finora identificare se non nel monte ancor oggi conosciuto sopra l'abitato di Costa che alla pari di Saurée avrebbe potuto essere stabilmente abitato, "Oro de Palagnario" pure non localizzato e probabilmente anche un piccolo nucleo "Ronco Lungo" dove vi figura una sola persona.

Non figurano in questo primo elenco gli abitati di Camedo, attestato solo a partire dal 1297 e Bordei che s'incontra solo nel 1361. Dal canto suo, Saoree,  non figura più oltre l'anno 1379, ed e da ritenere attorno a questo periodo il suo abbandono come nucleo abitato.

Ma c'e di piu: apprendiamo infatti che il documento tratta di una vertenza tra gli abitanti delle Centovalli in merito allo sfruttamento di alcuni alpi della zona e perfino in Valle Maggia e Onsernone. Questo potrebbe indurci a credere che la comunita di Centovalli fosse in quest'anno 1236, gia perfettamente organizzata.

Gia qualche anno prima, nel 1231, una persona di Moneto funge da testimone nella stesura di un documento che attesta l'avvenuto pagamento di una decima in Valle Onsernone.

Nel corso dei primi secoli del secondo millennio, tutto il Locarnese, compreso il Gambarogno, la Valle Maggia e la Verzasca costituivano la pieve di "Locarno et Scona" alla quale apparteneva pure il Comune di Centovalli, uno dei 13 "comuni forensi". Il territorio giurisdizionale corrispondeva agli attuali comuni di Borgnone e Palagnedra, compreso il territorio di Rasa. In un documento del 1297 il riale Ribellasca costituiva gia l'odierno confine con la comunita di Val Vigezzo, soggetta alla diocesi di Novara.

I "Capitanei" di Locarno, la classe dei nobili, sia tramite acquisti propri, donazioni ecclesiastiche e forse anche investiture, era venuta in possesso di gran parte del territorio della pieve, gli alpi in particolare che poi affittavano o vendevano ai vicini dei diversi comuni: tra questi, le famiglie degli Orelli, Muralti, Magoria, Rastelli, Duni. Ad esempio, gli alpi di Catogno, Albezzona e Porcareccio, di proprieta degli Orelli gia nel 1296, vengono affittati lo stesso anno a due persone di Vigezzo, nel 1441 sono dati in affitto al Comune di Centovalli ed in seguito, nel 1514, definitivamente venduti alla comunità di Onsernone. Per il resto, gli stessi Capitanei riscuotevano delle "decime": nel nostro caso gli Orelli erano i principali possessori e riscuotevano decime in tutta la valle,seguiti per ordine di importanza dai Rastelli, dai Magoria e dai Gnosca. Pure la chiesa di San Michele, tra le piu antiche della pieve si fa risalire al XII secolo, dipendeva da queste quattro famiglie attraverso la chiesa madre di San Vittore di Muralto, appartenente alla diocesi di Como.
 
Museo delle Centovalli - m/m - 12/2002 
 

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