Storia... e storie delle Centovalli
Comune di Tegna
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Rico Jenny - fotografo  (Basilea 1896 - Tegna 1961)
 
Rico Jenny nasce il 6 aprile 1896 a Basilea. Frequenta le scuole elementari ad Arosa dove la famiglia si era trasferita per alcuni anni. Tornato a Basilea, frequenta le scuole maggiori ed in seguito l'universita' dove studia musica e storia dell'arte. Oltre ad insegnare, si fa pure un nome come cantante e suonatore di liuto, da solo e in un quartetto.
Nel 1920 compie i suoi primi viaggi in Ticino, ad Ascona, e capisce subito che il Ticino, con la sua atmosfera, i contatti con la gente, la luce e la sua compagna avrebbero avuto un'influsso determinante per la sua vita.
Nel 1930 diventa fotografo professionista; due anni dopo si sposa con Bettina Walter, con la quale apre uno studio di fotoritratti nella Bahnhofstrasse di Zurigo.
Divorziato dalla moglie nel 1943, l'anno seguente sposa l'irlandese Ena Merz dalla quale avra' due figli.
Nel 1947 si stabilisce definitivamente a Tegna dove trova piu' tempo per dedicarsi alla sua passione per la fotografia, percorrendo il Ticino in lungo e in largo ricavando splendide immagini di angoli suggestivi e ricchi di tradizioni, personaggi e volti espressivi che sa avvicinare con profonda umanita' e rispetto.
Nel 1958 pubblica due libri: "Landliche Madonnen in Tessin", e "Bedenke Mensch" sul tema della morte con poesie di Jo Mihaly.
Rico Jenny muore a Tegna il 23 febbraio 1961, colpito da infarto.

(Museo regi
onale delle Centovalli - m/m - 12-2002)

Don Gottardo Zurini (1746 – 1815)

 

Cenni storici

Due sono le date indissolubilmente legate al nascere della Confederazione: il 1798, l’anno dell’emancipazione dei baliaggi a sud del Gottardo con la proclamazione della “Repubblica Elvetica Una e Indivisibile” ed il 1803 l’anno in cui nasce lo Stato ticinese.

Le sorti delle terre ticinesi nel 1798 e 1803 non furono decise né da un’unanime volontà né da una sorta di lealismo elvetico. I baliaggi non agirono, ma reagirono, e le sorti degli abitanti e delle terre ticinesi furono decise dalle vicende esterne legate alla Storia.

L’allora Repubblica Elvetica che trasformò i sudditi in cittadini e le cui leggi prefigurarono l’avvento dello stato moderno,  aveva le “gambe d’argilla” e stava in piedi soltanto con l’aiuto delle forze francesi.

L’atto di mediazione del 1803 risultò un compromesso fra il vecchio ed il nuovo che, correggendo le esagerazioni del periodo precedente, riavvicinò le leggi alla tradizione ed esso appariva come un tentativo di conciliare la modernizzazione e le esigenze dello stato moderno con il retaggio della storia e della tradizione. Esso diede in primo luogo alla Svizzera la quiete interna e questo fu il frutto più immediato dell’intervento napoleonico. A Napoleone interessava una Svizzera stabile che costituisse uno scudo contro la nemica Austria nonché avere un serbatoio dove reclutare soldati per le proprie campagne di guerra.

L’atto diede alla Svizzera un governo comune, una rappresentanza diplomatica unica, le libertà di commercio, di culto e di domicilio e preparò la nuova Confederazione. Al Ticino prospettò per la prima volta l’idea dell’unità cantonale.

Nel 1803 Napoleone convocò a Parigi i rappresentanti elvetici e impose loro la sua “mediazione” con la  quale ripristinò prima di tutto i Cantoni rispettandone le autonomie.

Il Cantone nasceva come una fragilissima collezione di territori contrapposti e di popolazioni litigiose che non si riconoscevano né in una patria comune né in una comunanza di interessi.

Fu quindi il compito, l’impegno e la sagacia dei primi governanti a dover creare “il cittadino ticinese”.

 

La persona

Fra coloro che si impegnarono in prima persona  nella costruzione del nuovo Cantone incontriamo l’allora arciprete di Riva San Vitale, Don Gottardo Zurini.

Gli statuti del nuovo Cantone, riconoscevano agli ecclesiastici la facoltà di esercitare i diritti politici. Tra i 110 membri chiamati a far parte del Legislativo – la cui prima seduta si tenne il 20 maggio 1803 nel Collegio dei Benedettini a Bellinzona - vi erano oltre una ventina di preti. Due di essi, l’arciprete Gottardo Zurini e l’abate Vincenzo D’Alberti di Olivone furono eletti due giorni dopo nel Piccolo Consiglio, l’Esecutivo del tempo. Ricordiamo che in quel tempo il nostro era un territorio povero con un tasso di alfabetizzazione molto basso e che i sacerdoti erano fra le poche persone istruite in grado di ricoprire cariche pubbliche.

Fu compito del Gran Consiglio Ticinese eleggere il governo nella seduta del 20 maggio 1803 ed un articolo del “Telegrafo delle Alpi”, soppresso nel 1807 dai francesi, riportava  quanto segue:

“Il giorno 20 ebbe luogo in Bellinzona l’apertura del Gran Consiglio. Quest’atto fu preceduto da una Messa solenne con intervento di tutti i consiglieri per invocare la divina assistenza sul buon esito delle grandi operazioni che loro incombono onde gettare le basi di legislazione per il Cantone. Il Consigliere ed Arciprete Zurini recitò in questa occasione un discorso per la circostanza e si distinse non meno colla sua facondia, che colle massime morali, religiose e politiche, che ha insinuato”.

Don Zurini ebbe quindi l’onore di aprire i lavori del legislativo ticinese e due giorni dopo, come detto, fu nominato membro del Piccolo Consiglio.

 

La vita

Gottardo Zurini nacque a Tegna 5 aprile 1746 da Bernardo e Maria Lafranchi. Frequentò le prime classi al Collegio Papio e proseguì gli studi al Collegio Elvetico di Milano dove si laureò in teologia.

Fu parroco a Gordevio e successivamente a Tegna dove restò dal 1781 al 1801. In quell’anno venne nominato arciprete di Riva San Vitale e vicario foraneo.

A Tegna si prodigò per far elevare di un piano la casa parrocchiale partecipando alle spese nonché ad intraprendere importanti lavori d’abbellimento alla chiesa in particolare al rifacimento in marmo dell’altare maggiore.

Alla sua morte il prelato non dimenticò le proprie origini donando i propri beni in favore della comunità.

Nel 1801 fu nominato arciprete di Riva San Vitale - i rapporti con le autorità del luogo non furono sempre idilliaci - dove morì il 6 marzo 1815 e sepolto nella chiesa del paese.

 

Il politico

Don Gottardo Zurini ha avuto il privilegio di aprire la prima seduta del Gran Consiglio ed essere nominato a far parte del Piccolo Consiglio, carica che ricoprì fino al 1805;  è ricordato per essersi battuto in Governo per la difesa dei diritti e privilegi della Chiesa.

A livello comunale, fu più volte presidente dell’Assemblea di Tegna, che lo elesse a “giudice per gli affari civili e per i crimini di piccola entità”.

 

La Commemorazione

Il Municipio di Tegna interpretando il sentimento della popolazione e ricordare  “un grande dimenticato” come venne definito dagli studiosi, il 10 ottobre 2003 ha voluto rievocare la figura di don Gottardo Zurini intitolandogli la piazza del paese dove già, nel lontano 1938 era prevista l’erezione di un monumento in suo onore che purtroppo non avvenne per il sorgere dei tragici eventi di guerra.

 

Nota: due tele che ritraggono Don Gottardo Zurini - una in età giovanile e l’altra in età matura - possono esser ammirate nel salone del Consiglio Comunale di Tegna. Le autorità di Riva San Vitale hanno dedicato una strada alla figura di don Gottardo Zurini, paese nel quale fu arciprete dal 1801 fino alla sua morte avvenuta nel 1815.

 

(Estratto di Giuseppe De Bianchi, pubblicato nella rivista Treterre, dicembre 2003)

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