Don Gottardo Zurini (1746 – 1815)
Cenni storici
Due sono le date indissolubilmente legate al
nascere della Confederazione: il 1798, l’anno dell’emancipazione dei baliaggi a sud del Gottardo con la proclamazione
della “Repubblica Elvetica Una e Indivisibile” ed il 1803 l’anno in cui nasce lo Stato ticinese.
Le sorti delle terre ticinesi nel 1798 e 1803
non furono decise né da un’unanime volontà né da una sorta di lealismo elvetico. I baliaggi non agirono, ma reagirono,
e le sorti degli abitanti e delle terre ticinesi furono decise dalle vicende esterne legate alla Storia.
L’allora Repubblica Elvetica che trasformò
i sudditi in cittadini e le cui leggi prefigurarono l’avvento dello stato moderno,
aveva le “gambe d’argilla” e stava in piedi soltanto con l’aiuto delle forze francesi.
L’atto di mediazione del 1803 risultò
un compromesso fra il vecchio ed il nuovo che, correggendo le esagerazioni del periodo precedente, riavvicinò le leggi alla
tradizione ed esso appariva come un tentativo di conciliare la modernizzazione e le esigenze dello stato moderno con il retaggio
della storia e della tradizione. Esso diede in primo luogo alla Svizzera la quiete interna e questo fu il frutto più immediato
dell’intervento napoleonico. A Napoleone interessava una Svizzera stabile che costituisse uno scudo contro la nemica
Austria nonché avere un serbatoio dove reclutare soldati per le proprie campagne di guerra.
L’atto diede alla Svizzera un governo
comune, una rappresentanza diplomatica unica, le libertà di commercio, di culto e di domicilio e preparò la nuova Confederazione.
Al Ticino prospettò per la prima volta l’idea dell’unità cantonale.
Nel 1803 Napoleone convocò a Parigi i rappresentanti
elvetici e impose loro la sua “mediazione” con la quale ripristinò
prima di tutto i Cantoni rispettandone le autonomie.
Il Cantone nasceva come una fragilissima collezione
di territori contrapposti e di popolazioni litigiose che non si riconoscevano né in una patria comune né in una comunanza
di interessi.
Fu quindi il compito, l’impegno
e la sagacia dei primi governanti a dover creare “il cittadino ticinese”.
La persona
Fra coloro che si impegnarono in prima persona nella costruzione del nuovo Cantone incontriamo l’allora arciprete di Riva San
Vitale, Don Gottardo Zurini.
Gli statuti del nuovo Cantone, riconoscevano
agli ecclesiastici la facoltà di esercitare i diritti politici. Tra i 110 membri chiamati a far parte del Legislativo –
la cui prima seduta si tenne il 20 maggio 1803 nel Collegio dei Benedettini a Bellinzona - vi erano oltre una ventina di preti.
Due di essi, l’arciprete Gottardo Zurini e l’abate Vincenzo D’Alberti di Olivone furono eletti due giorni
dopo nel Piccolo Consiglio, l’Esecutivo del tempo. Ricordiamo che in quel tempo il nostro era un territorio povero con
un tasso di alfabetizzazione molto basso e che i sacerdoti erano fra le poche persone istruite in grado di ricoprire cariche
pubbliche.
Fu compito del Gran Consiglio Ticinese eleggere
il governo nella seduta del 20 maggio 1803 ed un articolo del “Telegrafo delle Alpi”, soppresso nel 1807 dai francesi,
riportava quanto segue:
“Il giorno 20 ebbe luogo in Bellinzona
l’apertura del Gran Consiglio. Quest’atto fu preceduto da una Messa solenne con intervento di tutti i consiglieri
per invocare la divina assistenza sul buon esito delle grandi operazioni che loro incombono onde gettare le basi di legislazione
per il Cantone. Il Consigliere ed Arciprete Zurini recitò in questa occasione un discorso per la circostanza e si distinse
non meno colla sua facondia, che colle massime morali, religiose e politiche, che ha insinuato”.
Don Zurini ebbe quindi l’onore di aprire
i lavori del legislativo ticinese e due giorni dopo, come detto, fu nominato membro del Piccolo Consiglio.
La vita
Gottardo Zurini nacque a Tegna 5 aprile 1746
da Bernardo e Maria Lafranchi. Frequentò le prime classi al Collegio Papio e proseguì gli studi al Collegio Elvetico di Milano
dove si laureò in teologia.
Fu parroco a Gordevio e successivamente a Tegna
dove restò dal 1781 al 1801. In quell’anno venne nominato arciprete di Riva San Vitale e vicario foraneo.
A Tegna si prodigò per far elevare di un piano
la casa parrocchiale partecipando alle spese nonché ad intraprendere importanti lavori d’abbellimento alla chiesa in
particolare al rifacimento in marmo dell’altare maggiore.
Alla sua morte il prelato non dimenticò le
proprie origini donando i propri beni in favore della comunità.
Nel 1801 fu nominato arciprete di Riva San
Vitale - i rapporti con le autorità del luogo non furono sempre idilliaci - dove morì il 6 marzo 1815 e sepolto nella chiesa
del paese.
Il politico
Don Gottardo Zurini ha avuto il privilegio
di aprire la prima seduta del Gran Consiglio ed essere nominato a far parte del Piccolo Consiglio, carica che ricoprì fino
al 1805; è ricordato per essersi battuto in Governo per la difesa dei diritti
e privilegi della Chiesa.
A livello comunale, fu più volte presidente
dell’Assemblea di Tegna, che lo elesse a “giudice per gli affari civili e per i crimini di piccola entità”.
La Commemorazione
Il Municipio di Tegna interpretando il sentimento
della popolazione e ricordare “un grande dimenticato” come venne
definito dagli studiosi, il 10 ottobre 2003 ha voluto rievocare la figura di don Gottardo Zurini intitolandogli la piazza
del paese dove già, nel lontano 1938 era prevista l’erezione di un monumento in suo onore che purtroppo non avvenne
per il sorgere dei tragici eventi di guerra.
Nota: due tele che ritraggono
Don Gottardo Zurini - una in età giovanile e l’altra in età matura - possono esser ammirate nel salone del Consiglio
Comunale di Tegna. Le autorità di Riva San Vitale hanno dedicato una strada alla figura di don Gottardo Zurini, paese nel
quale fu arciprete dal 1801 fino alla sua morte avvenuta nel 1815.
(Estratto di Giuseppe De Bianchi, pubblicato
nella rivista Treterre, dicembre 2003)