Storia... e storie delle Centovalli

Borgnone e frazioni

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Albero genealogico della famiglia MANFRINA

Borgnone ieri e oggi...

La storia del Comune di Borgnone è strettamente legata all'antica Comunitâ di Centovalli la cui esistenza è menzionata in un atto di donazione del 1154 da parte dell'Imperatore Federico Barbarossa all'Abbazia di Disentis. Per contro, risale al 1236 il primo documento in cui si fa' menzione di una comunità organizzata sul territorio comprendente gli attuali Comuni di Borgnone e Palagnedra.. A partire dal 1838, con la separazione da Palagnedra, Borgnone diventa Comune autonomo e comprende i quattro nuclei principali di Camedo, Borgnone, Costa e Lionza.

A differenza di altre valli ticinesi, le Centovalli sono aperte - verso la vicina Valle Vigezzo e l'Ossola -  e attraverso il Sempione rappresentano un importante collegamento ferroviario e stradale tra il Ticino e la Svizzera romanda. Per la sua posizione su questo asse trasversale e a ridosso della frontiera, il Comune ha conosciuto in passato un notevole sviluppo di piccoli commerci ed esercizi pubblici, in particolare nella frazione di Camedo.

Situato in mezzo alla natura dispone di una vasta rete di sentieri ed è il punto di partenza di numerose escursioni: il sentiero del mercato - la mulattiera che percorrevano i contadini per recarsi al mercato di Locarno - è oggi meta di numerosi escursionisti; all'inizio del sentiero, poco dopo l'abitato di Borgnone, sorge il Parco dei mulini che presenta numerose testimonianze rurali recentemente riportate alla luce quali i resti di un antico maglio, un lavatoio, diverse iscrizioni su pietra e i ruderi di alcuni mulini; per il tempo libero, Camedo dispone di un campo da tennis in terra battuta.

Come per altri agglomerati delle valli periferiche, si riscontra un forte insediamento di residenze secondarie, case di vacanza e una buona presenza di infrastrutture alberghiere e della ristorazione.

 31-5-03

Chiudono gli uffici postali di Borgnone e Palagnedra

 

Non si ferma il processo di smantellamento delle infrastrutture in alta valle, sacrificate sull’altare della redditività a scapito della qualità di vita di una regione che pur trovandosi a pochi chilometri dal centro, viene sempre più confinata nella periferia estrema e abbandonata a sé stessa: alcuni anni orsono venne soppresso il servizio autopostale nelle frazioni di Camedo e il collegamento tra Palagnedra e la stazione; fu poi la volta del servizio di distribuzione dei camion Migros cui fece seguito la chiusura del posto doganale di Camedo e dell’unica scuola elementare; in tempi più recenti, sembra ormai che pure la piccola fabbrica di confezioni, sempre a Camedo, sia votata alla stessa sorte.

Un giorno sicuramente da annoverare tra i più tristi nella piccola storia della valle ci porta alla fatidica data del 31.5.2003, ovvero la data che appare sugli ultimi invii spediti dagli uffici postali di Borgnone e Palagnedra, prima della loro chiusura definitiva.

 

A Borgnone, il primo insediamento postale risale al 1871 quale “agenzia contabile” la quale venne però soppressa nel 1896, per un periodo di nove anni. Nel 1905 infatti, l’ufficio postale viene riaperto di nuovo con la dicitura di “agenzia” per poi diventare “agenzia contabile” nel 1909. Nel 1924 diventa ufficio di 3.classe prima di assumere di nuovo la dicitura di agenzia contabile allo scoppio della seconda guerra mondiale e assumere, nel 1940, la dicitura definitiva di ufficio.

Il primo ufficio postale, gestito da Filippo Fiscalini, venne aperto a Cadanza e fu solo in seguito trasferito a Borgnone e affidato al figlio Ermenegildo. Alla sua morte, la tradizione della famiglia Fiscalini continuò per un breve periodo con la figlia Rosetta ed in seguito con un altro figlio, Bruno, che iniziò il servizio nel 1944, all’età di soli 18 anni. Data la sua giovane età ricevette una speciale autorizzazione da Berna, prima della nomina definitiva al compimento del ventesimo anno.

Al suo pensionamento nel 1986, subentrò Giordano Fiscalini di Lionza che portò avanti l’attività, sempre nella stessa sede, fino alla chiusura definitiva dell’ufficio lo scorso 31 maggio 2003 e che ora collabora nella sede di Camedo, l’unica rimasta in valle e gestita da Giuseppe Guerra.

 

A Palagnedra, l’apertura del primo ufficio postale risale al 1872 e il primo postino fu Basilio Mazzi al quale subentrò il fratello Augusto che resse le sorti dell’ufficio per circa quarant’anni; era ritenuto l’avvocato del paese per le sue competenze acquisite quale segretario comunale nel periodo a cavallo della seconda guerra mondiale. Sposatosi nel 1920, ebbe nove figli, tra i quali le due figlie maggiori, Giuseppina e Celestina, ancora bambine, si recavano con il gerlo alla stazione per prendere il sacco postale e una volta preparata la distribuzione - di nuovo con il gerlo e sempre a piedi - fino a Bordei. Alla sera, bisognava portare “la posta” al treno e ritirare il sacco che arrivava da Locarno.

Al pensionamento di Augusto subentrò uno dei figli, Arrigo, che effettuava il servizio con un carretto trainato da un asinello, prima di acquistare la prima automobile. Figura nota in tutta la valle, Arrigo aveva tra l’altro ereditato dal padre la dote di dispensare consigli pratici ed anche giuridici agli abitanti del paese.

Alla sua morte, dopo quasi un quarantennio di attività, subentrò la figlia Rosilde che ha così continuato la tradizione di famiglia con affabilità e generosità verso la popolazione di Palagnedra, in prevalenza anziani, che non hanno mancato di ringraziarla, il giorno della chiusura definitiva dell’ufficio postale, con un grande striscione sul quale appariva la scritta: “GRAZIE ROSILDE”

 

(Informazioni di Celestina Fiscalini, Lionza e Bruno Fiscalini, Borgnone)

I "Resinatti" della Valle Vigezzo

Parallelamente alle attivita' principali legate alla civilta' rurale delle nostre regioni, ma non solo, esistevano tutta una serie di "attivita' minori", solitamente legate a contingenze particolari, le quali costituivano una fonte di reddito accessorio, piu' o meno importante, che aiutava le popolazioni di montagna a sopravvivere meglio. Nel piccolo ma interessante archivio del patriziato di Borgnone troviamo un documento del 1522, del quale esiste una copia in lingua tedesca e una traduzione in italiano ad opera del sacerdote don Pisoni, che raccoglie le testimonianze di 13 persone della Valle Vigezzo, del Comune di Centovalli, di Intragna e d'Onsernone in merito alle infinite divergenze per il legittimo possesso degli alpi, in questo caso tra un Orello de Orello di Locarno e un certo Romerio del Comune d'Onsernone. L'analisi o quantomeno l'attenta lettura di questo documento ci fornisce una miriade di dati e conferme per cui il fatto della vertenza sulla quale i testimoni sono chiamati ad esprimersi passa in secondo luogo; ciò non toglie che vi siano utili informazioni per chi volesse saperne di piu' su queste beghe secolari. Il primo testimone, un certo "Giò Comeo" di Dissimo asserisce che "egli piu' e piu' volte in diversi anni e tempi praticò nel bosco di Ruscada insieme ad altri vicini per raccogliere Trementina ossia Resina dalle piante di larice esistenti in detto bosco"... Un dato questo che trova il suo posto nel nostro passato e merita senz'altro un approfondimento. Piu' avanti, troviamo infatti un "Bernardo" di Olgia che conferma l'esistenza di questo "commercio" asserendo "ch'egli sa che i suoi vicini andarono nel detto bosco di Ruscada, ...a far la resina i quali avevano licenza da quei di Centovalli"... Pure un certo "Pietro figlio di Antonio" di Dissimo conferma "che una volta fu presente nel luogo di Borgnone, quando Ambrogio Buffoni di Dissimo dimandò a quei di Borgnone licenza di andare a far resina nel bosco di Ruscada la quale fu data dai predetti di Borgnone". E a conferma che si trattasse di un vero e proprio commercio, nel libro delle risoluzioni dell'antico Comune di Centovalli troviamo ancora nel 1771, quindi piu' di duecento anni dopo, che questa pratica era sempre in auge; nella vicinanza del 24 giugno troviamo una nota che certifica della licenza concessa per la durata di 9 anni a "Giuseppe figlio di Antonio Zan" di Vaucogno (Vocogna) Valle Anzasca per estrarre la resina dai larici (resinare tutte le piante di laricci) per L. 37:10", somma che ritroveremo puntualmente negli spesati degli anni successivi. A termine di paragone diremo che ciò costituiva la somma equivalente per circa 18/19 giornate di lavoro di un operaio. Cosa ne facessero i vigezzini della resina estratta non ci è dato sapere né possiamo capire perché tale attivita' non fosse espletata da parte dei vicini delle Centovalli; un'ipotesi potrebbe farci risalire al fatto che essendo la Valle Vigezzo nota come la Valle dei pittori, la trementina ricavata potesse servire nella preparazione e nella diluzione dei colori; ma siamo anche qui nel campo delle "ipotesi di lavoro" che andrebbero approfondite. Una conferma della diffusione di questo particolare commercio nell'area alpina ci viene fornita da Piercarlo Jorio, noto ricercatore delle tradizioni alpine, autore con Giorgio Burzio della serie di "Quaderni di cultura alpina" nel cui tomo riservato a "gli altri mestieri delle valli alpine occidentali" riferisce di come tale pratica fosse assai diffusa nell'alta Valle di Susa e di Pinerolo, nelle alpi piemontesi; l'estrazione avveniva mediante l'infissione di un corno, la cui punta acuminata era provvista di un piccolo forellino, nelle sacche di resina che a primavera apparivano sulle piante giovani.

Museo regionale delle Centovalli - m/m - 1/2003

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