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I peduli hanno rappresentato fino a qualche decennio fa il tipo di calzatura più diffuso, se non addirittura l'unico. Ogni famiglia, per lo più le donne, provvedevano alla loro fabbricazione per tutta la famiglia, utilizzando resti di stoffe e vestiti smessi.



Ad Intragna, fino al 1962 era in funzione un piccolo laboratorio che dava lavoro a diverse persone della zona; i macchinari e gli utensili esposti sono stati donati al Museo dalla famiglia di Fermo Maggetti.

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"INATTESA MEMORIA"
Nelle alte Centovalli tutti piantavano la canapa, poiché era la fibra che serviva a produrre corde, lenzuola, panni o sacchi resistenti.
In autunno veniva raccolta e preparata in mazzi.
Per un periodo di circa venti giorni, restava a macerare nei pozzi creati apposta nei ruscelli e distribuiti un po' ovunque sul territorio, denominati püzz dal canu.
La canapa era ben ricoperta dai sassi, in modo che la macerazione fosse completa.
Dopo la macerazione, la canapa veniva stesa al suolo e legata a mazzetti per seccare. In inverno, quando era completamente secca, si toglieva la stiglia (stea) e le cannette o i canapuli (i stübi) che si usavano per accendere il fuoco...

(Estratto dal libro "Inattesa memoria - storie di vita nelle alte Centovalli" di Veronica Carmine, in vendita alla cassa del Museo).

Die Stoffschuhe waren bis vor einigen Jahrzehnten das am häufigsten, wenn nicht gar das einzige verwendete Schuhwerk. Die Familien, vor allem die Frauen, stellten sie aus Stoffresten und ausgedienten Kleidern selber her.


In Intragna existierte bis 1962 eine kleine Schuhwerkstatt, die mehreren Leuten aus der Gegend einen Arbeitsplatz bot; die ausgestellten Maschinen und Geräte sind eine Schenkung der Familie Fermo Maggetti.

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